Credo sia una questione di carattere. Se sei dentro una situazione come quella che stiamo vivendo e dobbiamo scegliere un libro, penso che la maggior parte delle persone sceglierebbe un libro leggero, che le allieti e distolga la mente da questo drammatico momento esistenziale.
Io invece appartengo al secondo tipo. Ragiono in questo modo. C’è un autore che amo tantissimo, che ho adorato nel suo Regno o in Limonov o nell’Avversario. Ora so che ha scritto un libro terribile, in cui la costante delle Vite del titolo è il Dolore.
Che fare.
Se non approfitto adesso che sono già colma di desolazione, secondo me lo scarterò, come ho già accantonato il libro sulla Vecchiaia della mia Simone de Beauvoir, continuando a dirmi lo leggerò a tempo debito. Così ho deciso di leggere “Vite che non sono la mia” e molte volte mi sono sentita presa alla gola da quel tremito così prossimo al pianto per la commozione che mi andava pervadendo.
Ve lo dico subito, questo è un libro per stomaci forti: se siete impressionabili, non è il libro che fa per voi, però sappiate che ve ne parlo perché mi fa piacere farvi sapere che esiste questo capolavoro e che però è da prendere con le stesse pinze con cui nel camino si trasferisce un tizzone ardente dalla periferia al centro. E’ anche plausibile che questo libro sia stato scritto da Carrère in un momento di grande vulnerabilità psicologica, in cui forse cercava che persone forti come i protagonisti potessero servigli da stimolo e da incoraggiamento per vedere chiaro in se stesso.
Sto girando su me stessa, continuo a girare come una trottola, perché esito a parlare, ma via! partiamo.
Emanuel Carrere con la moglie Helène e i due figli partono per la Thailandia, verso un’isola paradisiaca, ma Emanuel medita di lasciare Helène al ritorno. È il giorno 26 dicembre del 2004, quando in quell’autentico paradiso la Natura innesta una delle sue più tragiche manovre perverse e un’immensa onda si abbatte sull’isola, dividendola praticamente a metà: da un parte tutto lo splendore resta intatto, dall’altro tutto viene disintegrato, anche la vita di una bimba di sei anni fra le altre, figlia di una coppia di loro amici, il cui corpo i genitori straziati cercheranno nel mare di fango, negli improvvisati ospedali, nei luoghi più impensabili in mezzo a centinaia di migliaia di morti e feriti, in quel lembo di paradiso tagliato a metà dallo tsunami.
I giorni successivi sono sconvolgenti per emozione e umanità, mentre quasi da subito il segreto progetto di Emanuel vacilla. Ma siamo solo a metà della vicenda, siamo ancora in quell’incredibile marasma che si scatena per il maremoto dell’Oceano Indiano.
Perché tornando a Parigi, Emanuel, con l’animo sicuramente mutato dalla decisione di non lasciare più la moglie dopo avere assistito coi propri occhi allo sconvolgente altruismo con cui tutti si sono prodigati per aiutare chi soffriva, e considerato soprattutto la piccola miseria dei propri egoismi di fronte a una delle epifanie del vero Male, viene convocato con urgenza al capezzale di Juliette, sorella di Helène, malata terminale, cui sarà dedicata la seconda parte del libro.
Perché Juliette è un giudice ed è un personaggio possente e indimenticabile. Se quei genitori dell’isola avevano perso una figlia, qui il destino si rovescia e saranno tre bambine a perdere una madre, la quale si macera all’idea di lasciarle sole. Anche se hanno un magnifico padre, anche se hanno intorno a loro autentici amici che si prodigano per sostenerle, e le tre piccole sono frastornate dagli ultimi giorni di vita di Juliette.
Detto ciò non aggiungo altro, se non che questo romanzo struggente è fra i più alti dell’autore. E’ un’immersione nel mondo del Dolore ma anche una sinfonia d’Amore e di Coraggio, uno dei libri più toccanti che abbia letto, scritto nello stile scabro, sincero ed asciutto, tipico di Carrère, che non indulge certo a sentimentalismi. Basta così, ora sapete di che materia si tratta, e se avrete l’animo di leggerlo, sicuramente non lo dimenticherete più. Ma se siete lettori del primo tipo, giratene alla larga, meglio qualcosa di allegro e molto, molto leggero.
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