Soltanto una volta nella vita mi era capitato di rileggere un libro appena l’avevo finito. Si trattava di “ Divisione C ” di Alexander Solzhenitsyn, edito da Mondadori, da cui non riuscivo assolutamente di separarmi.
Così avevo fatto ricerche e trovato che ne esistesse anche una traduzione da Rizzoli, dal titolo “Reparto C” , che mi sono divorata come fossi in prima lettura e che mi ha consentito di vivere ancora in quel girone infernale, con cui il grande autore russo aveva metaforizzato il nostro mondo. O forse soltanto la sua dissestata Russia.
Ebbene ora, spipolando come sempre su kindle, trovo un libro dal bel titolo “Verso un sicuro approdo” di un autore americano che mi era ignoto, dal nome Wallace Stegner. È stato facendo poi perlustrazioni sui vari link in rete che ho scoperto che anche Alessandro Piperno gli aveva dedicato un’intera paginata sulla “Lettura”, definendolo “un capolavoro”. È ciò che ho pensato anch’io alla fine di questo libro, come avessi trovato sul fondo del torrente una pepita doro.
Così l’ho riletto subito: difficile separarsi da quei quattro personaggi: Larry – l’io narrante – Sally, Charity e Sid. Questa volta dirò fino in fondo ciò che penso senza preoccuparmi che amiche ed amici mi taccino di esagerazione.
E’ la storia di un’amicizia fra due coppie e, per usare le parole di Piperno “è raro che la narrativa americana sappia sfiorare con tanta grazia la dolcezza coniugale e perfino la felicità”. I due mariti sono docenti in un college del Wisconsin e la storia ha inizio quando, trentacinque anni dopo essersi conosciuti e amati, i quattro si ritrovano perché Charity sta morendo. Ma sta morendo a modo suo, da “regista” della sua e delle vite altrui. Col suo potente carisma manipolatorio, che è la costante ininterrotta del romanzo.
Dopo qualche pagina malinconica, subito scatta il felice ricordo del passato e l’esplosione di questa straordinaria amicizia, in cui i caratteri dei personaggi sono delineati con magistrale finezza e infinita tenerezza. Ciascuno con i suoi difetti e le sue virtù. E’ la bellissima Charity che irrompe nella vita di Sally e Larry, -lei molto ricca, loro molto poveri- e con sapiente misura li coinvolge nell’esistenza sua e di Sid, vita da ricchi con case e servitù, ma molto understatement. Ricchi, ma non esibizionisti. Tenacemente liberal e mondani, ma con un occhio attento al denaro, in un’epoca come quella della Grande Depressione dove in America c’era poco da scherzare.
Larry coltiva la scrittura mentre insegna letteratura: ciò che Sid ha sempre segretamente desiderato per le sue poesie, sebbene Charity le disapprovi, ma nessuno -secondo Charity- deve piangersi addosso, neppure fra loro quattro perché, dice Larry “ L’amicitia – sempre nominata in latino- è acqua di fonte e troppi grammi di commiserazione per un litro potrebbero renderla imbevibile”.
Così la giovane coppia si lascia lentamente coinvolgere nella vita di Sid e Charity, restandone ammaliata, ma rendendosi presto conto di essere proprio loro due quelli considerati preziosi, amabili, irresistibili. L’arguta intelligenza di Larry, che presto fluirà in libri che lo renderanno famoso, e l’infinita e attenta dolcezza di Sally diventano indispensabili per gli altri due amici. Le gravidanze appaiate, gli impegni sociali condivisi con passione, le meravigliose cene con accompagnamento di piano e canti e di poesie in greco fanno da sfondo al crescere del sodalizio delle due coppie.
Il libro è colto e avvincente: accade tutto e niente, come se Stegner ci tenesse a sottolineare la “normalità dell’esistenza” e della maggior parte delle vite, dove non entrano necessariamente l’ombra del Male, perversioni sessuali, avide scalate al Potere, droghe e deliri: dove non ci sono inclinazioni al delitto, sgozzamenti efferati, scomparse angosciose, dove esistono apparentemente soltanto lo scorrere del tempo e dei pensieri. Lavoro al college dei due uomini, mille impegni delle due donne, poi la nascita dei figli, le vacanze sul lago, i week-end di ozio, le gite fra i monti o in barca, il tutto con lo sfondo dell’immensa famiglia di Charity, la cui madre è un mito che sembra provenire direttamente dai grandi classici americani. Naturalmente questa è la superficie: sotto sobbollono sentimenti e sensazioni roventi, che non si appannano mai nel corso del tempo.
L’ambiente universitario ha intrigato molti scrittori americani come Roth, Tarth, Franzen, Bellow, De Lillo –per non parlare dei registi e di film come “L’attimo fuggente” tanto per dirne solo uno- ed è stato detto che in America i libri sui college sono un vero e proprio genere letterario.
Lo scorrere del libro sembra intriso poco alla volta di una sorta di pacificazione – verso un sicuro approdo – che sopporta i tremendi triboli della vita e se ne fa carico senza esserne atterrata.
Come quando sul pc si apre una “finestra” che, a sua volta, ne apre un’altra, nella storia si enucleano potenti l’amicizia fra le due donne, carica di comprensione, fiducia e intimità, e quella fra i due uomini, intrisa di tormenti e dubbi causati dalla debolezza e dalla colpevole apatia di Sid, dominato da Charity, che tuttavia lo ama con tutta se stessa. Il tutto avviene in una fiabesca casa di vacanza nel Vermont, fulcro dei loro incontri ininterrotti per trentacinque anni, durante i quali Larry e Sally diventano parte integrante della grande famiglia da cui sono stati “adottati”.
Momenti piccoli e grandi, che si susseguono senza una costante progressione. E poi c’è la Natura, verso la quale Stegner dimostra grande sensibilità e competente attenzione. E poi ci sono le randellate della vita come quella che capita a Sally, che deve affrontare seri problemi di salute. Ma Charity è instancabile nell’amore, nella generosità e nella forza di volontà e riesce a esercitare il suo potere su tutti quanti fino alla fine, escogitando un disegno che va al di là della sua stessa morte.
Grande pregio del libro è la scrittura toccante, profonda, incisiva, mirata a creare una specie di sinfonia spirituale e umana, dai cui personaggi scolpiti a tutto tondo sarà poi difficile separarsi. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1986 con il titolo “Crossing to safety”, questo libro mi ha completamente sedotto e ha anche risposto a molte di quelle domande esistenziali che restano spesso a mezz’aria, senza riuscire a trovare mai un ”sicuro approdo”. Concludo questa struggente e vividissima storia di amicizia con un’ineffabile citazione di Stegner “ I malvagi e gli infelici rubano sempre la scena perché il peccato e la sofferenza sono le esperienze umane più universali”. Un libro che non potrete dimenticare facilmente.
Chiara dice
Mi ha annoiata molto. Non volevo finirlo, ma volevo cercare il “capolavoro”. Non l’ho trovato.