Ora diciannove del 3 ottobre: sono davanti al cinema Arcobaleno di Milano, per vedere in anteprima le prime due puntate della fiction di L’amica geniale, che il regista Saverio Costanzo ha tratto dalla celeberrima tetralogia di Elena Ferrante. Mi hanno convinto le ragazze del mio team a fare un video. Leggero nervosismo, in zona stomaco.
Ore diciannove e 15: ok, è andata. Ho detto chi ero e cosa facevo e come il post dell’articolo su EF fosse stato il top del mio blog: questo a significare l’amore che ci accomuna per una grande scrittrice. So che alcune persone, quando usciva uno dei libri, lo hanno letto in una sola notte. E so anche che la nostra passione è niente rispetto a quel delirio che si è scatenato in America, dove l’intelligenthia locale sta analizzando la poetica dell’autrice e Time l’ha definita una delle 100 persone più influenti del pianeta.
Dieci milioni di copie vendute in tutto il mondo, siamo orgogliosi che EF sia un prodotto italiano. Sono emozionata, ora vedrò se la mia immaginazione corrisponde a quella del regista, se non mi daranno troppo fastidio i sottotitoli, se queste due ragazzine splendide viste nei trailer hanno l’anima delle bambine di EF. Ma sappiamo che lei stessa ha imposto dei vincoli e cioè che tutti gli attori fossero dilettanti. Queste due ragazzine mi attizzano.
Ore venti: sono già tutta risucchiata dalla vicenda e sì, Saverio Costanzo ha centrato in pieno. L’atmosfera c’è tutta e la Napoli di quegli anni puntigliosamente ricostruita. Grande lavoro di analisi di tempi, vestiti, quartieri, usi e costumi. Ora devo smettere perché non si può scrivere nel buio di una sala senza farsi gettare occhiate di disapprovazione dai vicini.
Ore 22: esco. No, adesso non posso a botta calda, devo prendere il tram, andare a casa e mettermi davanti al pc. Devo metabolizzare le emozioni.
Ore23: dunque, amiche mie geniali. Ho ancora i brividi davanti alla scena della bambola gettata nella cantina. La storia c’è tutta e potete rilassarvi, la fiction non ha tradito lo spirito dell’opera. La parola fondamentale è FEDELTA’. Le bambine sono bravissime, così come tutto il contorno, povero e violento, è stato reso con molta attenzione e veridicità. Si esce dal cinema senza potersi sbarazzare della visione persistente degli occhi di Lila.
Del viso intensissimo di quella bambina speciale. Anche Lenù è bravissima, ma Lila è resa con una grande e amorevole commozione, nella sua forza indomita. La maestra a un certo punto incita le sue piccole allieve a competere senza timori con la classe dei maschi, perché insegna loro che le femmine possono fare tutto quello che vogliono. Queste parole lasciano il segno, perché il rione è colmo di ignoranza, violenza, tumulti interiori a non finire, i personaggi a tutto tondo rispecchiano con totale puntualità la pagina scritta.
E del resto EF ha collaborato alla sceneggiatura con Michele Piccolo e Saverio Costanzo. Ma questi sono dettagli che sinceramente sono marginali. Queste due bambine, Lila è interpretata da Ludovica Nasti e Lenù da Elisa del Genio entreranno nella storia del cinema. Le riprese sono state fatte a Marcianise, alla periferia di Caserta, nell’ex area industriale della Saint Gobain, con 150 attori e 5000 comparse.
Ore 24: adesso metto in rete il post. Sono felice perché ho visto che chi si è messo all’opera ha capito tutto, ha rispettato l’essenza e l’anima di EF. Notte, amiche geniali, abbiate soltanto la pazienza di aspettare il 30 di ottobre. Ora fugit.
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