Confesso di essermi trovata in un vero e proprio conflitto d’interesse: come ben sanno le mie amiche geniali, faccio parte di quattro club del libro, nei quali ogni mese leggiamo un libro e ne discutiamo amabilmente.
Ho cominciato venti anni fa e ho accumulato un sacco di fantastica esperienza, per cui mi sono sentita disorientata quando in uno dei gruppi è stato proposto il libro “ Il turista nudo ”, di Lawrence Osborne.
I libri di viaggi nel mio personale applausometro, nonostante che nella mia vita abbia sfarfallato di brutto, sono all’ultima tacca, cosicché ho maturato il retropensiero di darmi malata, di svignarmela all’inglese, di pagare penale per non avere fatto il compito ed essere senza giustificazione dei genitori. Poi, come Capricorno coscienzioso, ho deciso che dovevo eseguire il mio dovere e l’ho comprato – anche qui una vera seccatura perché ormai leggo solo su Kindle e il libro in questione non è digitalizzato. E questo Adelphi, per il solo fatto di essere un Adelphi, costa 22 euro.
Ebbene, mi sono trovata a scoprire un libro assolutamente delizioso, scritto magnificamente da un uomo che, forse facendo il verso allo spiritoso Evelyn Vaugh o a “La scimmia nuda” di Desmond Morris, o forse per sua natura specifica, descrive ciò che vede con grande arguzia e quel tantino di snobismo che fa parte del sussiego anglosassone, ma che sulla pagina viene dannatamente bene.
La storia riguarda un lungo vagabondaggio che ha l’obiettivo di scoprire un luogo veramente incontaminato, dato che il turismo – con un indotto di proporzioni gigantesche- si è pappato ogni tipo di paradiso tropicale-sessuale-commerciale e via dicendo, da un capo all’altro della Terra. Osborne conosce davvero bene tutto il mappamondo, ha una cultura di proporzioni vastissime, ha scoperto ogni angolino segreto e lo descrive con un’ironia spassosa, facendo di ogni sua frase un fuoco d’artificio.
Man mano che procedevo nella lettura mi rendevo conto di non annoiarmi affatto, anzi di venire affascinata dal suo racconto, ricco di una serie di dettagli e confronti e paragoni talmente intimi, personali e precisi, da dovere per forza essere stati vissuti in prima persona. Un uomo onnisciente, che non ti nasconde nulla di ciò che vede e ti coinvolge e ti cattura, condendo le sue parole in una salsa agrodolce e speziata che lascia incantati.
Così come per il lusso di Dubai bisognerebbe inventarsi un sinonimo ed elevarlo all’ennesima potenza per poterlo equiparare al kitsch, per le emozioni del viaggio nelle pericolose isole Andamane piene d’insidie, o per le folli notti di Bangkog colme di ogni aspetto degradante e al tempo stesso conturbante di umanità, di cui la parte più divertente è quella che si sofferma sulle cliniche del sesso a trecento chilometri dalla città, dove il traffico di transessuali è il più alto al mondo e si apprende che, se gli occidentali fanno il passaggio donna-uomo, gli orientali al contrario prediligono quello uomo-donna, e via dicendo sino al processo di purificazione interiore – intendi del colon!
Il viaggio ha per obiettivo le isole polinesiani di Papua e il cautissimo avvicinamento alla piccola popolazione sparsa in case sugli alberi nella giungla e munita di pericolosissime lance. E di questo vi lascio tutta la strabiliante scoperta, anche se alla fine, a pagina 234 si legge “ Ma poi queste esplorazioni indefesse che senso hanno, se l’unica cosa che ci importa davvero siamo noi stessi?”
E per tornare al conflitto d’interesse da cui sono partita, preso atto che il libro è un prodotto raffinato, di alto profilo e ricco di sollecitazioni culturali, devo anche sottolineare che, dato che non siamo antropologi come Margaret Mead o Claude Levi-Strauss mille volte citati nel testo, e perciò non abbiamo la competenza per fare da contraltare a Osborne o dare un’opinione in materia che non sia di tipo estetico, sono costretta a dare il mio pollice-verso alla scelta di libri di viaggi nel contesto di un club del libro, per il fatto che, come ben scrive Margaret Atwood, il vero nascosto argomento di discussione di un gruppo di lettura è il gruppo stesso.
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