Prima giornata : La teoria dei tre Stati
Se dovessi scrivere un libro, pensa lei nel fare un bell’orecchio alla pagina, eliminerei tutti i riferimenti toponomastici. A un lettore non frega assolutamente niente che per andare da A a B il protagonista debba attraversare un numero infinito di strade e di piazze. Sono sempre di una noia letale.
Invece, pensa lei, nel chiudere il libro con l’illusoria sensazione che il sonno stia per giungere, invece mi occuperei piuttosto di “tre stati”.
Lo stato emotivo, cioè cosa il personaggio principale sente, se soffre, se gioisce o altro. Lo stato fisico, cioè per esempio se come me ha un po’ di cistite recidivante, perché il lettore s’identifica da pazzi nei malanni dei protagonisti dei suoi libri e si fa immediatamente venire in mente quando ha avuto e sconfitto la cistite con grandi fatiche. Infine lo stato razionale, strettamente connesso a ciò che si è fatto-si fa-si farà. La progettualità, insomma. Sì, ecco, questi sono gli stati umani più diffusi.
Considerando lo stato razionale, Elena sente la porta di casa aprirsi adagio adagio e Giulia scivolare felpatamente verso il bagno e poi nel suo letto, dopo il suo turno settimanale di volontariato sull’ambulanza: prova una fitta d’amore per quella sua figlia infaticabile e intraprendente che non si ferma neanche davanti a uno tsunami. Oggi poi verrà Tommaso e, se Giulia adesso dorme un po’, se lo potrà godere.
“Tommaso è il nostro piccolo re. A otto anni, ha le chiavi del regno. È il mio unico nipotino, figlio di mio figlio Marco, che non è un’aquila. Lo porterò al mare, visto che siamo agli sgoccioli dell’estate e un bagnetto se lo fa di sicuro volentieri, dato che quella fessa di sua madre si ostina a portarlo in montagna. Marco dice che ci sono meduse, ma non è vero. Niente di ciò che dice Marco è vero”.
Elena sospira: è il 25 agosto, ore 006, sono gli ultimi giorni delle ferie e di tornare in azienda non ha nessuna voglia. Albeggia, e nel primo chiarore del giorno dà una sbirciatina alla sagoma arruffata che le dorme accanto, e pensa, con un innegabile slancio d’amore, “ Bastardo, che non sei altro. Anche questa ti dovevi portare a letto, eh? Un giorno, te lo taglio”.
Si volta con rabbiosa violenza nel letto, dimenticando che lei è stata la prima vittima del signor professore …..
… continua
Saveria Susanna dice
Mi piace suscita molta curiosità però resta tutto in sospeso con la storia del professore carnefice e lei vittima quindi dovresti cercare di fare degli episodi brevi ma un po’ conclusi altrimenti come si fa ad aspettare