Cosa può succedere di così speciale nel lavoro più diffuso al mondo, tanto da fasciare come una ragnatela il businnes dell’intero pianeta?
Provate a scoprire in quali trappole possa cadere una brava e ingenua segretaria.
L’ho scaricato da Kindle così, con un automatismo. Qualcosa che mi rilassasse, dopo libri molto coinvolgenti e terribilmente colti. Una cosetta di basso profilo.
Non so granché di Renée Knight, ma m’informo nella sinossi: ha lavorato a lungo alla BBC, 55enne, un marito, due figli, molto documentari artistici, prima di dedicarsi alla scrittura e vendere centomila copie del suo primo libro “La vita perfetta”. Ed essere tradotta in trenta Paesi. Però, penso.
Entro subito in una specie d’incantamento, perché questa Christine Butcher sulle prime mi pare così graziosa e ingenua da sembrare un personaggino di Jane Austen, di quelle avvezze a ogni angheria della Sorte. È piena di buona volontà e disposta all’obbedienza, silenziosa e composta. Però ha anche un bel colpo di fortuna, quando senza troppa fatica viene assunta da Mina Appleton, figlia di un magnate di grandi magazzini, tipo Harrod’s per intenderci, che sta per tirare le cuoia, o almeno così pensa lei.
Perciò, senza accorgercene, un po’ in punta di piedi, entriamo in un’avventura sorprendente, che dopo una ventina di pagine ci fa capire che arguzia psicologica possegga la Knight, che protagonista indimenticabile sia Christine, che thriller al cardiopalma sia questo libro. La prima persona è d’obbligo, perché Christine ci deve dire innanzitutto cosa mai si snodi intorno a lei e dentro di lei nell’assistere nel corso di diciotto anni alla metamorfosi kafkiana di Mina Appleton, un mostro di seduzione, gentilezza, generosità e doppiezza.
Partiamo dal presente, risaliamo all’inizio e al presente ritorniamo. Ma anche al DOPO, mentre tutte le più intime sensazioni di Christine ci vengono descritte con un pathos crescente. Cosa può fare una segretaria più di quanto abbia fatto lei per Mina? E Mina cosa può fare più di quanto abbia fatto per Christine? Fino a spingerla in un pozzo di solitudine e amarezza. Dal quale però….. Eh, no, non posso dire più nulla.
Perché questa donna maniacale e precisissima, colma di amarezza e di rabbia e di rancore, molto molto lentamente si trasformerà anche lei in una specie di Zorro e saprà pareggiare i conti in modo inimmaginabile. Sebbene avessimo cominciato in sordina, ci troviamo davanti a un thriller di primordine, a un’autrice con i controfiocchi, ponendoci anche delle domande difficili. Dove sta la vittima e dove il carnefice? Sino a dove è lecito arrivare per ambizione? Quanti cadaveri siamo disposti a calpestare? Può una persona dedicare la sua intera vita a qualcuno e annullarsi in un altro essere umano? E infine, quale sia il prezzo da pagare per ciascuna delle due protagoniste? E quali meccanismi mentali sottendano i piani segreti di ciascuna delle due? Quale sia il confine tra lealtà e sudditanza?
Con uno stile perfettamente inglese, che voi ormai sapete quanto ami, fluido come le acque del Tamigi, pur con colpi di scena ininterrotti, pur con una totale condivisione dei sentimenti di Christine, il lettore non è comunque capace d’immaginare cosa possa succedere nell’ultime parte del libro e ne sarà catturato per le sottigliezze psicologiche cui assiste durante questo vero e proprio percorso ad ostacoli, a un gioco al massacro, con cambi di scena e di carte in tavola da vera maestra del giallo.
Che sia stato il DNA di Agatha Christie a segnare indelebilmente una generazione di donne inglesi gialliste magistrali? Perché no? In fondo potrebbe anche esistere una sorta di DNA sovranazionale. Il modo in cui Christine diventa alter ego di Mina e Mina manipola la sua controfigura col suo potere e col suo denaro, infischiandosene del tutto dell’onestà e della lealtà, vi resteranno sicuramente in mente.
Caterina Ferraresi dice
E allora devo leggere questo libro per forza!
Alessandra dice
Cara Paola,
la tua recensione mi ha colpito, appena finito di genere ho scaricato il libro. Ti farò sapere.
Alessandra