Gira voce sul web che nelle humanae litterae stia circolando un capolavoro, ma che non se ne stia parlando. E allora diamo subito fiato alle trombe!
Perché è quello che ho appena finito di leggere e devo ammettere che ne sono ancora un po’ disorientata, come se avessi fatto una breve perlustrazione su un altro pianeta. Resoconto, titolo originale Outline di Rachel Cusk sconcerta in quanto è privo di dialoghi.
Qualcuno di appartenente alla critica paludata sostiene che la Cusk abbia ucciso il romanzo. Non lo ha fatto in senso stretto, ma sicuramente gli ha dato una bella dose di botte. Outline è il primo libro di una trilogia Transit e Kudos il titolo degli altri due libri già pubblicati in Inghilterra, che presto usciranno anche da noi, che va trattata con un’opportuna serie di accorgimenti, come quando si leggono le istruzioni di un medicinale sul bugiardino.
Dicevo “non privo di dialoghi”, ma non nel senso che non si parla. La protagonista Faye, una scrittrice inglese invitata a tenere un corso di scrittura ad Atene, durante questo viaggio incontra persone e persone e persone e tutte le raccontano, più o meno a tappe, la loro vita e lei ne intesse una sorta di tela di Penelope, molto adatta al contesto. Dapprima siamo leggermente smarriti, ma poi lentamente ne diventiamo avidi, come se fossimo assaliti da un attacco di bulimia e volessimo sapere e conoscere e scoprire sempre di più di queste vite che s’intrecciano con quelle di Faye.
Perché da questo libro emerge in modo inequivocabile che “la Norma” non esiste o meglio sia piuttosto un’astrazione così rarefatta da sfiorare l’inesistenza e che noi siamo tutti pezzi unici e che le nostre storie sono tutti pezzi unici.
Faye dunque, dapprima sull’aereo poi durante un cazzeggio ateniese, poi mentre tiene il corso di scrittura o va in barca col vicino di volo o incontra la proprietaria della casa affittata, incrocia esistenze e ne fa un limpido resoconto, come se lei fosse circoscritta al puro compito di testimone, di “orecchio”, di cassa di risonanza, apparentemente distante, mentre invece ogni storia le suscita con sgomento il confronto con la SUA personale storia di moglie e di madre, producendole un indistinto senso di sconfitta e di fallimento, come sovente capita a tutti, quando facciamo un bilancio di ciò che abbiamo vissuto.
Le voci dei suoi occasionali interlocutori, dei quali riporta i monologhi e i flussi di coscienza, intervallati dalle sue brevi, cruciali domande o osservazioni, appartengono a personaggi dotati di un ego smisurato: in questo libro non succede quasi niente, se non una serie di piccoli e insignificanti episodi del vivere quotidiano comune. Con una naturalezza estrema e priva di giudizi Rachel Cusk ha fatto entrare in crisi il concetto stesso di realtà, con una scrittura estremamente controllata e magistrale, che si propone di ricreare l’autentico ritmo del respiro della voce umana: non si può passare sotto silenzio lo straordinario lavoro di traduzione della celeberrima Anna Nadotti traduttrice e scrittrice di raro talento.
Ne emerge un quadro generazionale di cinquantenni – più o meno all’apice della propria carriera ma nel momento della disfatta sentimentale, della disintegrazione della famiglia. Un reportage di vite sostanzialmente infelici o che si fingono tali, dove circolano delusioni, amarezze, rancori, risentimenti, debolezze e rimorsi, come se appartenessero -e sicuramente appartengono- a una generazione fallita, colma di angoscia esistenziale, che tuttavia non fa calare sulla scena una cappa opprimente ma un’atmosfera talmente naturale da risultare ovvia. Sempre incombe però una sorta di leggera minaccia, che tuttavia non sembra provenire dal futuro ma dalla consapevolezza del proprio passato e dei propri sbagli.
Il New York Times l’ha giudicato uno dei migliori libri dell’anno con il New Yorker e The Guardian: questa estate greca, torrida e asfissiante, che trova ristoro solo in qualche momento – sarà simbolico, no?- d’immersione nelle acque dell’Egeo, è così ricca e stimolante con i numerosi sguardi sulle molte esistenze, da costruire un affresco che difficilmente potrete scordare. Rachel Cusk, un nome importante da mettere fra le firme che segneranno sicuramente l’immediato futuro.
Nata in Canadà da genitori inglesi nel ’74, dopo studi americani, la Nostra ha scritto nove romanzi e ricevuto dozzine di premi meritatissimi. Che voglia prendere il Romanzo e rovesciarlo come un calzino non stupisce. E’ una vera creatrice e le storie le sgorgano dal profondo. In fondo, niente di nuovo sotto il sole. Da “Le mille e una notte” ai poemi omerici, dal “Decamerone” ai “ Tales of Canterbury”, cosa abbiamo fatto se non raccontare storie? Sembra quasi che l’orbe terraqueo sia come un mappamondo con un invisibile piedistallo, che altro non sono che le nostre storie, le nostre vite.
Ah, la lettura, gente! Io quando leggo – per usare una metafora di basso profilo- mi sento come l’Universo. In perenne espansione.
Lascia un commento