Il fiume di consensi che mi avete mandato ogni volta che vi ho fatto la proposta di raccontarvi un libro del passato, m’induce a chiedermi cosa mi direte oggi.
Dopo “ Il diario di Jane Somers” del premio Nobel Doris Lessing e “ Una stanza tutta per sè” di Virginia Woolf, che sono state le punte più alte delle vostre adesioni, mi sono interrogata a lungo su chi ritrovare nell’immenso panorama letterario della nostra vita. Poi d’improvviso una folgore e un “Che diamine!”. E un “ Come non averci pensato prima!” quando il nome dell’Oriana mi è riapparso nelle nebbie della moltitudine di scrittori che ho letto.
Oriana Fallaci per me è stata un mito, ho amato pazzamente TUTTI i suoi libri e so che ancora adesso, dopo la sua morte, suscita accese discussioni per la veemenza delle sue parole, per il coraggio con cui ha vissuto fra le guerre, per la vena polemica che la caratterizzava e per l’amore per la vita che tentava di nascondere accanitamente. E a un tratto mi sono resa conto che c’era un vuoto.
Avevo in biblioteca “Lettera a un bambino mai nato” ma anche il fortissimo dubbio di non averlo letto. Così ho capito che nel ’75 quando il libro è uscito ero una giovane mamma innamorata persa delle sue bambine e quel titolo di !mai nato! mi turbava profondamente. Certo ho seguito l’incandescente dibattito che ne è sortito. Come si faceva a non farlo. Tutto ciò che scriveva l’Oriana suscitava un tale polverone, tali risse tra fautori e detrattori, un numero di articoli di fondo incalcolabile, polemiche inesauribili, che non potevo non sapere. Ma non lo avevo letto. C’era in me una sorta di rifiuto inconscio.
Erano gli anni roventi in cui ogni sabato ci si appiattiva contro i muri per fare passare a sirene spiegate le camionette di agenti con i loro elmetti verdi diretti verso il centro della città che esplodeva puntualmente. Erano gli anni in cui c’era il femminismo urlante, fiumi di donne in gonnone e zatteroni con le mani a triangolo invadevano il centro e le battaglie per l’aborto e il divorzio incendiavano le piazze. Anni di conquiste sociali inarrestabili, di discussioni politiche infinite, di lotte intestine e di molti morti di opposti estremismi. E l’Oriana con questo libro è stata fatta vessillo di entrambe le parti in lotta.
Inchiodata alla mia poltrona per un intero pomeriggio ho letto ora, che giovane non sono più, quelle cento paginette alla loro quarantacinquesima edizione, dopo tre milioni di copie vendute in tutto il mondo con 26 traduzioni. Ho letto col fiato sospeso perché, nonostante quel titolo così esplicito di !mai nato! non riuscivo a capire come potesse evolversi il racconto. Ho letto anche con qualche momento di emozione forte, perché nessuno come l’Oriana tocca le corde in maniera così profonda da lasciare stordite. Cento paginette smilze, che sono un concentrato di tutto quanto una donna può pensare, immaginare, rimpiangere, desiderare, volere e rifiutare nel momento in cui si accorge di essere incinta.
Uno stile scabro ma appassionante, sincero sino al bisturi, con cui la protagonista, circondata dal coro di -compagno–amica del cuore-medico-genitori si mette a nudo esponendo tutti i possibili retropensieri, tutte le ansie, le paure e i desideri. L’Oriana scrive che questo libro “… è l’apoteosi del dubbio, che la protagonista è straziata da mille interrogativi, che ogni volta che afferma qualcosa ne enuncia anche il contrario”. È una donna nubile, con un compagno di scarso affidamento, che deve decidere se tenere o no questo figlio. Le voci di contorno sono molteplici, inclusa quella del Commendatore, che è il suo datore di lavoro, che finge di approvare ma in realtà critica, quella del compagno che rifiuta e poi piange sul proprio rifiuto, quella dell’amica che discute, disapprova ma aiuta sempre e sempre. E soprattutto quella del bambino con cui la madre intavola un dialogo esistenziale di altissima sensibilità. Ora non vi dico la fine. E neppure vi dico la fine della fine.
Se siete giovani, meno giovani, ancora giovani nell’animo, leggete o soprattutto rileggete questo capolavoro in cui l’Oriana supera se stessa, dopo avere già conquistato il mondo intero con Un uomo, Se il sole muore, Niente e così sia, o le coraggiosissime interviste a gente come Khomeini: ora si rivolge all’animo di ognuno di noi e lo stravolge con i suoi terribili interrogativi.
Ebbene, che dire. Io ho letto, sebbene lo avessi già nella mia biblioteca, ho scaricato sul mio kindle l’ultima edizione, con una bellissima prefazione di Lucia Annunziata che racconta commossa e intenerita i lori infiniti bisticci e si conclude con una serie di interviste dei maggiori organi di stampa in cui l’Oriana dice, ridice e insiste nel dire che non è lei la donna del racconto.
Ma i sospetti sono molto invasivi, certi dettagli sono difficili da inventare. Lo sa chi ha avuto un bambino e lo sa anche chi NON ha potuto o voluto avere figli. Certi dettagli fanno parte della nostra anima, del nostro subconscio, delle nostre fibre più profonde, dove l’Oriana ha saputo scendere e portare alla luce tutte le verità e il loro contrario. Le verità che non osiamo neppure lasciare affiorare alla soglia della coscienza. Sono ancora commossa. E volevo farvene partecipi. Se lo avete dimenticato, riprendete in mano questo libro, se non lo conoscete scopritelo, perché arricchirà il vostro patrimonio spirituale.
Sarah Susanna dice
Ciao Paola , grazie della bella recensione
Sai che non ti seguo con la costanza che meriti , ma questa volta il caso ha voluto che leggessi . . .
. . . e sono tornata indietro di 50 anni quando Oriana rappresentava per me l’unico modello di donna a cui ispirarsi e la sua vita un modello perfetto da imitare .
Ma non sempre la vita prende la strada che vorresti . . . o forse non l’avevi voluto con forza e intensità sufficienti . . . chissà . . .
Grazie per avermi ricordato Oriana e fatto riemergere i suoi scritti dagli abissi della memoria . Li riprenderò in mano ad uno ad uno per una rilettura non solo col senno di poi , ma con l’equilibrio e la serenità di una nuova pacata giovinezza.
Sasà
Mirella Raviola dice
Grazie per averci riportato alla memoria questo capolavoro della Fallaci. L’avevo letto in gioventù e mi ero molto emozionata. Alcune pagine sono così intense che toccano il profondo dell’animo. Colgo l’occasione per rileggerlo a distanza di anni .
graziella Cerutti dice
anch’io ho tutti tutti tutti i suoi libri, ogni tanto vado a rileggerne qualche pagina.
questa Donna è un “patrimonio” italiano, nella “lettera” ci sono pagine che ancora oggi mi rimescolano dentro (ho 70anni)
quando è uscito, dopo averlo letto, ne comprai parecchie copie da regalare alle mie nipoti. Grazie per le tue parole.
Piera Marinoni dice
Non avevo letto questo libro per gli stessi motivi che hai scritto tu…
Vado in biblioteca stamattina e …….
Grazie
Piera Marinoni dice
Non avevo letto questo libro per gli stessi motivi che hai scritto tu…
Vado in biblioteca stamattina e …….
Grazie mille