Fa sempre un certo effetto, dopo decenni di lettura e scrittura, trovarsi fra le mani una perla appena schiudi, non priva di un certo scetticismo, una conchiglia e a poco a poco ne sveli tutta l’interiore magia. Sì, sono sempre cauta nel maneggiare un libro, come se potesse contenere esplosivo. Perciò nel momento in cui procedo nella lettura, ne vengo appassionata, subentra poco a poco anche un processo inverso: la consapevolezza felice di avere trovato un piccolo gioiello e il desiderio che sia solo mio, per timore che altri non capiscano, non condividano e in qualche modo disprezzino.
Tutte queste sensazioni mi hanno pervaso durante la lettura de “L’amico fedele” di Sigrid Nunez, autrice americana molto nota in patria – dove ha scritto e divulgato con successo sette libri – di cui però solo uno è stato tradotto in Italia. E’ un libro magnificamente scritto, uno di quelli che non si dimenticano e infatti ha ricevuto il più prestigioso premio letterario internazionale, cioè National Book Award. Un romanzo che parla di letteratura, d’amore, d’amicizia, di un legame profondo fra una donna e un immenso cane, di nevrosi e di felicità. Vi basta? Se volete altro, vado avanti: c’è la traboccante fedeltà e devozione di un cane a una donna, come c‘è quella di una donna a un uomo, cui svela i pensieri più intimi del suo animo, che si trasmettono anche a noi lettori con tenerezza e potenza.
Il Thimes ha definito Sigrid Nunez una delle migliori penne del momento e ci accodiamo, scodinzolando come il favoloso alano Apollo, a questo autorevole parere, cui si aggiunge quella di profonda meditazione sul dolore e di libro intenso e sofisticato di altri autorevoli recensori. C’è chi ha detto che è il miglior libro dell’anno, ma questo non lo sottoscrivo perché ormai è la battuta più trita e ritrita del marketing editoriale, cui andrebbe suggerito di arricchire il proprio lessico. Mi metterei in fila agli altri commentatori per aggiungere che mi sono divertita e che certe battute umoristiche non le dimenticherò più.
La storia narra dell’amicizia profondissima fra la studentessa più promettente di un corso di scrittura e il suo professore, il quale era uno sciupafemmine sposato con Moglie Prima/Seconda/Terza, il cui fascino immenso mieteva cuori in Facoltà e dovunque, e alla cui morte, Moglie Terza individua la più malleabile dei personaggi come l’unica disponibile ad accollarsi un dono piuttosto ingombrante, un immenso alano, inseparabile dal professore, in profonda depressione per la sua scomparsa. Il tutto dovrebbe avvenire nei suoi 42 metri quadri di casa.
La promettente studentessa ora è docente a sua volta, conduce i suoi corsi con sapienza ed è ammirata dai suoi studenti. Ma non riesce mai a dimenticare il suo amico, né Apollo, l’alano che le hanno appioppato, glielo permetterebbe. Il libro dunque narra di questa meravigliosa amicizia, che è nutrita di parole e gesti, di pensieri e sentimenti, di amore segreto e di stima, ma anche di un’interessantissima riflessione sul valore della letteratura e sulla sua influenza sull’animo umano.
Apparentemente è un libro che sembra procedere “ a braccio” in un ininterrotto flusso di pensieri, ma invece ha una sua trama sotterranea, nella quale l’incontro fra la protagonista e il cane serve da guida nel ripercorre tutta la storia fra la protagonista e la persona amata, di cui non riesce a sopportare la perdita, sicuramente molto meno bene delle sue tre mogli e delle altre persone che lo hanno amato.
Sigrid è stata l’enfant gatèe di Susans Sontag, grandissima scrittrice americana, ne è diventata l’amante del figlio David, e finché è campata sono state inseparabili amiche e confidenti: ha scritto un bel libro su di lei, che presto verrà tradotto anche da noi, dal titolo “Sempre Susan”, un vero e proprio memoir dedicato alla sua Mentore. In queste pagine Sigrid confessa di essere diventata scrittrice non certo perché in cerca di fama bensì di solitudine, nascosta nella sua stanza, e di aver scoperto questa grande fortuna come fosse un miracolo. Essere separati dal mondo e al tempo stesso farne parte così intimamente.
E infatti leggendo “ L’amico fedele” si ha nettissima questa sensazione: di vivere nella estatica bolla che procura il mestiere di scrivere e al tempo stesso di osservare il mondo da un’angolazione privilegiata e segreta: Nunez dice “Volevo dare l’impressione di scrivere una lettera. Volevo quei toni intimi e urgenti, l’idea di parlare a qualcuno sottovoce.
Naturalmente l’ingresso del cane Apollo -dal peso di 85 chili – nella sua vita le procura un’immane sfilza di problemi, dal trovarselo nel letto con una zampa – grande e pesante come il braccio di un uomo- sul suo corpo, alle proteste impaurite dei vicini, alle malinconie del cane quasi peggio della sue, alla scoperta che leggergli ad alta voce dei libri lo placa immediatamente.
Ma nel libro ci sono anche l’ironico mondo letterario newyorchese, che Woody Alen ci ha fatto conoscere cosi bene, la società sofisticata, la complessità dei rapporti emotivi fra uomini e donne: tutto ciò è presente in queste pagine, che sono simili a una confessione all’amato uomo che si è tolto la vita – non si capirà mai il perché, dato che era adorato da tutti- saltando dal Golden Gate Bridge.
E il libro è uno strumento per continuare a tenerlo in vita, un continuo interrogatorio su problemi esistenziali, un’ininterrotta richiesta di consiglio e di aiuto e di guida. Mentre la vita della protagonista si dipana fra i suoi studenti della classe di lettura e le molte esigenze di Apollo – che però, dopo l’iniziale perplessità, diventa il suo inseparabile compagno – in una continua e struggente spirale di ricordi dolcissimi, di amicizia molto bordeline, di punzecchiature ininterrotte sulle sue esperienze di seduttore seriale, che considerava la classe come “il luogo più erotico del mondo” .
Sembra rimosso il giudizio morale sull’uomo, che forse ai giorni nostri finirebbe in men che non si dica nella ragnatela di molestie di Meet*you e di cui la stessa protagonista potrebbe essere stata la prima vittima. Ma lei sospende il giudizio, si limita a fare il ritratto di un personaggio imperfetto, carismatico, seducente ma anche terribilmente umano. E così Sigrid e Apollo devono affrontare l’elaborazione del lutto per la perdita del professore e si aiutano a vicenda in modi insospettabili.
Pieno di frecciatine sarcastiche che costellano le pagine, in una costante autoironia, il libro descrive come la protagonista faccia per la prima volta nella sua vita esperienza della dolcezza del legame affettivo con un animale, e di un amore che non chiede, ma sa solo dare. Sigrid ci fa dunque entrare nel suo mondo intimo e personale, così come nel caos della vita di tutti i giorni, nelle sue frustrazioni e nelle sue ansie, – tanto simili alle nostre – lasciandoci alla fine in preda ad una commozione interiore profonda, alternativamente divertiti e toccati nei sentimenti più segreti. Un libro che trovo davvero molto bello e importante e che vi consiglio con autentica passione.
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