Mi chiedevo da tempo perché avessi questa spiccata predilezione letteraria per il periodo bellico inglese e anche nello scegliere “ La casa delle sorelle” è stato così, un processo inconscio. E poi, finalmente, ho capito perché mi piaccia tanto questo periodo, talvolta fino alla commozione.
Solo in Inghilterra il popolo è stato così unito, coraggioso e tenace, esempio unico in Europa, dove sotto il tallone nazista in Italia, Francia e Spagna ci sono state guerre civili, in cui i fratelli si sono scannati e quando in una nazione c’è una lotta fratricida in realtà non finisce mai. I guelfi e i ghibellini rimangono latenti, come un virus, ma il solco che è stato tracciato non scompare mai del tutto. E’ indelebile.
E questa estate abbiamo avuto la controprova che da noi il fuoco cova sotto la cenere. In tutti i paesi civili due parti politiche si confrontano e governano a turno, secondo il volere del popolo. Da noi, no. Da noi i diavoli sono antagonisti degli angeli.
Per carità, non è che ora nell’UK se la stiano spassando proprio, ma insomma almeno si sopravvive. Qui ci sono esalazioni letali dietro ogni angolo, e con questo finisco la piccola digressione politica perché uno dei principi del mio blog è la mia assoluta imparzialità.
Così, nel buon libro di Charlotte Link, che ha moltissimi fan in patria e altrove, la guerra fa da sfondo in una vicenda abbastanza imprevedibile e piuttosto interessante.
Ai giorni nostri, una coppia di tedeschi, entrambi avvocati ma lei più ricca e famosa, decidono di passare nello Yorkshire la vacanze di Natale e festeggiarvi i quarant’anni di lui. Affittano in rete un cottage e quando vi arrivano sotto l’incombere di una bufera epocale, lo trovano sepolto di neve. Si arrangiano alla bell’e meglio, anche perché la tempesta ha azzerato elettricità, riscaldamento e ogni contatto umano, dato che il cottage è molto isolato dalla piccola comunità più vicina. Provate a immaginare. Già l’esordio è una specie d’incubo. Potremmo persino farlo rientrare fra i mutamenti climatici del pianeta.
Certo i due non si perdono subito d’animo, frugano in tutto il cottage per trovare mezzi di sussistenza, dato che avevano comprato ben pochi cibi e anche sono costretti a menare colpi d’ascia nella legnaia quasi vuota, così che ad un certo punto Barbara trova una scatola di legno sepolta molto accuratamente, mentre Ralph, inesperto taglialegna, cerca un po’ dovunque qualcosa da distruggere. E poi te, molte tazze di te, si sa, gli inglesi hanno questa loro scappatoia salvifica.
Barbara vede che all’interno della scatola c’è uno spesso manoscritto, ma non ha davvero tempo per darci un’occhiata. Il telefono è isolato, la neve è alta molti metri, la strada neanche a pensarci ed è difficile anche immaginare di usare dei vecchi sci dagli attacchi malridotti. L’unica cosa da fare è fracassare la legnaia pezzo a pezzo, per potersi almeno scaldare con una vecchia stufa di ghisa. I già critici rapporti fra i due si fanno tesissimi nello scaricare le colpe l’uno sull’altra. Nelle lunghe ore di ozio, Barbara, infagottata come una profuga, sepolta sotto un piumino nel letto, apre il manoscritto e scopre che è l’autobiografia della proprietaria del cottage Frances Gray, donna dal passato molto intenso. Così ora il romanzo si svolge su due piani spazio-temporali che si dimostrano entrambi assai emozionanti, intrecciando i destini delle due donne in modo sorprendente.
Il diario di Frances che racconta la sua storia in un lungo flashback che la riporta indietro alle difficoltà e alle tragedie di due guerre mondiali. Frances racconta di sé, dei suoi incontri, dei suoi tormenti, delle poche gioie, delle difficoltà incredibili della vita durante la guerra. Le emozioni sono molte, così come i colpi di scena. Un bel romanzone di quelli di una volta.
I tempi narrativi s’intersecano attraverso varie storie femminili, quelle di Barbara, donna moderna in carriera, quelle di Frances, suffragetta, donna indipendente, battagliera, di sua sorella Victoria, donna dolce e misteriosa e quelle di Laura, donna obbediente e remissiva.
Abbandonando il genere thriller di cui l’autrice è regina, ma non la suspense fortissima che ci accompagna sino all’ultima pagina, dopo aver scandagliato, così a fondo, nella psicologia di tutti personaggi, sia i principali, ovviamente femminili, sia di quelli secondari, mariti, amanti, amici e compagni delle donne in questione, questo libro rientra nelle categoria delle letture forti che si imprimono nella testa, sperando di dimenticarle. È anche molto avvincente l’intercalare fra le due storie che vibrano dello stesso pathos.
Emily Dickinson dice
Assolutamente da leggere, recensione molto accattivante. E l’atmosfera di un inverno inglese è per me una irresistibile attrazione. Ne parleremo.