Si dice anche disinganno, il che è tutto un programma.
Perché per abitudine siamo soliti avere enormi aspettative sia sul fronte delle emozioni, nelle quali rientrano l’amore, l’amicizia, il lavoro, sia sul fronte di noi stessi che molto spesso ci deludiamo perché ci credevamo bravi, belli e buoni, oppure perché non abbiamo mai avuto fiducia in noi stessi.
La gamma delle delusioni è fra le più vaste della nostra vita, perché si nutre di infinitesimali sottigliezze e fa fuori brutalmente tutti i sogni: assai spesso nasce dalla bramosia di possedere oltre il necessario o dall’incapacità di accettare un rifiuto. E altrettanto spesso, se i desideri si realizzano non ci soddisfano affatto, sono sempre inferiori a quello che volevamo, cosicché per paradosso, i due drammi si equivalgono, sia nel caso di perdere ciò che si desidera, sia nel caso di averlo ottenuto.
Qui si ragiona per assurdo, ma l’assurdo ha spesso corrispondenza al vero perché il nostro animo ha una sua personalissima logica, che non sempre segue le regole di Aristotele. Noi siamo un misto di contraddizioni viventi.
Una delle delusioni più grandi nasce dall’aver constatato che una determinata persona non era come si pensava. Per esempio una persona che abbiamo amato alla follia e che d’improvviso da dottor Jekill si trasforma in mister Hyde. Restiamo senza fiato, restiamo annichiliti, smarriti, disorientati, quando non soffriamo di crepacuore. Ma la delusione non riguarda solo persone, bensì speranze e aspettative, che si erano costruite nel nostro cervello in un determinato modo e che non si sono rivelate tali.
Come se la delusione governasse tutte le cose del mondo e perciò fosse inutile opporvisi, come se la vita fosse una lunga preparazione a eventi che non si sognano neppure di accadere. Come se non avessimo neppure il coraggio di pensarle certe cose che desideriamo temendo che degli dei malvagi siano in ascolto dei nostri pensieri e operino per abbatterli senza pietà.
Come se le delusioni aprissero gli occhi ma chiudessero il cuore.
Le speranze svanite avvelenano l’anima, la fiducia tradita umilia e sbeffeggia e ci si sente vittima di un’ingiustizia che ti ha condannato al fallimento. Secondo Mauriac la delusione non delude mai. E per il sapiente Demostene nulla è più facile che illudersi perché l’uomo crede vero ciò che desidera. E perché in fondo la più grande delle delusioni proviene dai nostri stati d’animo e ogni piccolo slancio affettivo o fiducioso si paga più caro di un delitto. C’è chi alla fine si convince che incontreremo persone che non ci deluderanno mai così come incontriamo gnomi, hobbit ed unicorni.
Che il luogo migliore del mondo sia quel limbo dove non ci innamora più perché è solo quella la terra di nessuno dove si è felici sempre? E così si dice basta alle notti insonni, al cuore che batte all’impazzata, alle farfalle nello stomaco, alla stima immensa per un capo che non ci accorda l’agognata promozione, all’infedeltà d un’amica che ti scippa il fidanzato procurandoti due strazi al prezzo di uno. Mille chimere svolazzano sempre nel nostro cielo, e non riusciamo neppure a individuare dietro quali cespugli siano annidati i tiratori scelti.
“Gli uomini si sposano perché sono stanchi. Le donne perché sono curiose. Entrambi rimangono delusi”, ha detto il mio amatissimo
Oscar Wilde.
Tuttavia esiste anche un’ottica positiva della delusione, come se fosse il motore pulsante per rigenerarsi, migliorarsi, diventare più scafati e forti. Però non ci consola tantissimo sapere che c’è chi pensa che le delusioni siano per l’animo ciò che i temporali sono per l’aria, pulendo tutto il cielo. E’ persino plausibile che ciascuno di noi sia nato con un numero preciso di delusioni da subire e che perciò la saggezza di scelte sicure non entri mai nella nostra testa e talvolta una grandissima delusione preluda a un successo inaspettato.
Certo, la via ci sarebbe, ma per noi occidentali é difficile come una parete di settimo grado, perché non siamo stati predisposti geneticamente a ciò che nel lontano Oriente sembra invece una passeggiata. La tradizione buddista parla di tre radici del male: la brama (raga), l’avversione (dosa) e l’illusione (moha). L’antidoto per l’infelicità è dunque l’assenza di desiderio, di odio e di illusione.
Poiché comunque non c’è mai una cosa che possa pienamente soddisfare il nostro infinito desiderio di possesso che è attivato da un senso di mancanza cronico, così come l’odio nasce contro le persone che hanno impedito la realizzazione dei nostri desideri e l’illusione dall’accecamento di false opinioni. Non a caso l’illusione è la radice del male più difficile da affrontare.
Ecco qui. Io mi limito a rammentarvi che sarebbe questa la vittoria più grande della nostra vita per non soffrire più ed essere lucidi e sereni. Ma io per prima dubito di riuscirvi. Voi come ve la cavate con questa idea? Ci conveniva nascere sul Gange??
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