Le passioni hanno due possibilità, o lievitano poco alla volta o esplodono all’improvviso.
La mia per Xavier Marias è cresciuta come un’inarrestabile spinta sotterranea, mano a mano che scoprivo i suoi libri, che mi causavano vibrazioni proprio come fa un miraggio. Avete presente quando in un deserto a un tratto, appena velata, appare un’oasi tremolante e sognante? Queste opere mi hanno mandato onde lunghe e lente, che mi sono planate nel cuore e nella mente.
Ora, salvo l’ottimo e struggente “Patria” di Fernando Aramburo, devo ammettere che non ho eccessive simpatie per la letteratura contemporanea spagnola. Nomi come Clara Sanchez, Javier Cercas, Alicia Giménez Bartlett, Carlos Ruiz Zafon, Ildefonso Falcones, tanto per citarne i più noti, che bordesando bordesando navigano nell’aurea mediocrità pur vendendo un clamoroso numero di copie, mi hanno pochissimo sedotto. Ma su di tutti svetta, a distanze siderali, Xavier Marias, che da molti anni è uno dei miei idoli.
Ora dico subito, per non cadere in equivoci, che a mio modesto avviso, l’ultimo Bertha Isla, salvo il geniale colpo di scena finale, non mi è sembrato la sua opera più eccelsa. Inoltre non si può assolutamente prescindere dalla precedente trilogia de “ Il tuo volto domani” – leggi teschio- , opera di circa 1800 pagine per stomaci letterariamente forti- per cui tutto ciò che accade in Bertha la colloca strettamente all’interno della suddetta trilogia, creando la sensazione che gli editori gli abbiano, con gentilezza ma con fermezza, caldamente consigliato di scalare una marcia e di fare periodi meno lunghi di una pagina intera. Lo stile di Marias infatti è molto involuto, complesso, unico e difficile ma quando ti cattura riesci poi con difficoltà ad adattarti al successivo libro che leggi.
Insomma Bertha Isla è il punto di vista di una donna all’interno di una storia di uomini, e per questo è strepitoso. Lei ha sposato Tomàs, lo ha amato da sempre, e crede ciecamente in lui, che ha l’incredibile talento di imparare ogni lingua e accento e sa imitare chiunque. Tomàs studia a Oxford e viene – come ormai molti libri di John Le Carrè ed altri ci hanno già insegnato- coaptato da un suo professore e fatto diventare un agente dei Servizi Segreti. Ma Bertha questo non lo sa perché Tomàs è legato a un giuramento che lo vincola alla segretezza. Sa soltanto che suo marito va e viene da Londra, dove fa parte del Foreign Office, a Madrid dove lavora nell’ambasciata. L’equivoco nasce di qui. Tomàs, nel pieno della battaglia delle Falkland scompare perchè i Servizi Segreti sono capaci di ogni nefandezza. E Bertha diventa una vedova bianca. La lontananza si prolunga all’infinito e la fine non ve la dico.
Platone ha scritto nel suo Fedro che chi ama è più ammalato di uno che non ama. E Bertha è davvero ammalata d’amore. Non riesce ad accettare la presunta morte di Tomàs. È una donna forte, una docente universitaria, ha messo al mondo due figli e li ha allevati da sola. Siamo nell’82 quando l’Argentina attacca il dominion inglese e ne scaturisce una sanguinosa guerra. Bertha non ci crede. Non ha visto il corpo di Tomàs. Non ci crede.
Marias in questo libro ha assunto uno stile più leggero e oltremodo scorrevole, ci ha messo un pizzico di thriller, molto amore, molte avventure, molta storia. È un libro per tutti i gusti, di quelli che hanno avuto l’incondizionato plauso di critica e pubblico. Io ho timidamente fatto le mie riserve per via che questo alleggerimento di stile lo rende meno Marias, ma sia chiaro che è un testo avvincente e profondo. Profondo, dove solo Marias sa arrivare, quasi al nocciolo dell’animo umano.
Dunque leggetelo con attenzione e, se non conoscete le altre sue opere, dovete scoprirle. Un cuore così bianco, La nera schiena del tempo, Domani nella battaglia pensa a me, Tutte le anime, L’uomo sentimentale e via dicendo, tutti titoli mutuati da Shakespeare, e ne sarete davvero catturati.
Lascia un commento