Un giorno dei primi Anni Cinquanta, un tredicenne parigino, abitualmente irrequieto, s’imbuca nella fumosa saletta posteriore del bistrot “Balto” e la sua vita cambia per sempre. Romanzo di formazione e ritratto di un’epoca, “ Il club degli incorreggibili ottimisti” scritto dall’ex avvocato Jean-Michel Guenassia, è stato un fenomeno letterario da 200mila copie e ha meritato diversi premi prestigiosi: racconta la Francia che, appena uscita dalla rovinosa Seconda Guerra Mondiale, si ritrova nei tumulti della rivolta di Algeria.
Michel appartiene a una buona famiglia, nella quale tuttavia non mancano i dissidi. Il fratello è una testa calda che corre ad arruolarsi e pianta la sua ragazza per sfogare i suoi bollenti spiriti oltremare, padre e madre sono perennemente in dissidio e lui vivacchia saltando molto spesso la scuola quando non è preparato. Ma il mondo che scopre nel retro del Balto gli cambierà per sempre l’esistenza.
Molto plausibilmente autobiografico, l’ottimo libro di cui parliamo lascia scorrere parallelamente diverse storie. Quella di Michel che, smarrito com’è, cerca dei punti di riferimento e li trova nelle appassionate discussioni degli incredibili “ottimisti”, che sono tutti esuli da Russia e vari paesi dell’Est, persone perseguitate dallo stalinismo che tuttavia non smettono di credere per un attimo al marxismo. Gli ottimisti giocano a scacchi e di tanto in tanto anche Sartre e Kessel fanno una capatina nel locale a sbirciare quelle portentose partite.
In quegli anni si assiste al primo fiorire del consumismo: i genitori di Michel possiedono e danno vita a un fiorente grande magazzino, mentre invece gli esuli campano di mille piccoli espedienti, come Imre, un eroe dell’Armata russa, che fa il tassista notturno e ha il cuore spezzato da un profondo amore infelice. Tra i tavolini del Balto non ci sono solo profughi rumeni, ungheresi, russi, ma passa il grande respiro della Storia, si vivono, come se fossero ancora attuali, tutti i terribili contrasti che loro hanno patito nella propria patria, con la stessa accesa violenza e con la stessa inesauribile passione.
La storia di Michel è il fil-rouge che intesse tutte le vicende collaterali con il loro carico di tragedie, ma anche con i suoi problemi delle insufficienze in matematica, con le sue prodezze al calcio balilla, con le tenere scoperte dei primi amori: da ciascuno degli ottimisti – personaggi incredibili e roventi come Leonid, Imre, Pavel, Tibor- Michel impara qualcosa ma sarà Sasha – il grande eroe del romanzo e uomo carico di misteri- a insegnargli la passione per la fotografia e le incantevoli poesie che lui imparerà a memoria e spaccerà per proprie alla sua prima ragazza.
Sui volti dei dissidenti, scappati rocambolescamente alla persecutoria dittatura ci sono i segni del tempo e delle incredibili avventure di fuga e di amori. Come scrive l’autore “ …quello che per loro contava nella Terra Promessa non era la terra, ma la promessa”. Tuttavia sono stati traditi nei loro ideali e masticano amaro, senza peraltro smettere di credere, fra litri di alcol, migliaia di sigarette, barzellette su Stalin e metodi non proprio ortodossi di sopravvivenza.
Sono gli anni del rock’nroll, della guerra fredda, della conquista dello spazio, dell’esplodere dell’esistenzialismo. Avvincente e intenso, indovinato nell’escamotage dell’esperienza personale del protagonista, che funge da collante delle avventure e del passato degli altri personaggi. Non soltanto un romanzo tipicamente “francese”, da godersi appieno, ma anche e soprattutto uno spaccato di vite vissute. Un libro sull’amicizia, sull’amore, sul tradimento, sulla voglia di sopravvivere e su quella di lasciar perdere tutto e tutti. Però, vi avviso subito: settecento pagine! Solo per spiriti forti.
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