Per essere onesta sino in fondo, non posso fare a meno di confessare che recensire questo libro mi ha procurato un certo turbamento, come se giocassi in casa. Infatti “ I leoni di Sicilia” di Stefania Auci narra la straordinaria storia della dinastia Florio, del cui ultimo esponente mio nonno era il braccio destro.
Era ormai la fine del loro impero, durato dall’ultimo anno del ‘700 ai primi Anni Venti del ‘900, quando Ignazio Florio ha incaricato mio nonno di andare da Palermo a Milano ad aprire una banca e un’azienda per costruire una fenomenale pila che avrebbe rivoluzionato il mercato. Entrambe le iniziative fallirono miseramente e io le ho descritte con molti dettagli nel mio “Le voci degli altri” in cui, passando il testimone di voce in voce, narravo l’avventura della mia famiglia. È per questo che leggere “ I leoni di Sicilia” mi ha emozionato tanto.
E’ probabile che al Nord si sappia poco di questa famiglia che ha avuto per oltre un secolo il dominio del Sud e le cui vicende sono strette a filo doppio con la Storia: ma sono certa che dopo che questo libro é diventato un caso internazionale, che ha venduto i diritti a Francia, Spagna, Germania, Olanda e Stati Uniti oltre che quelli per una serie Tv, i Florio diventeranno noti a tutti.
L’autrice dichiara subito di fare parte di un nutrito drappello di saggisti e scrittori e giornalisti che hanno scritto migliaia e migliaia di pagine su questa dinastia. Anche io, nel documentarmi per il mio libro, ho letto moltissimo sulla famiglia che, dalle miserie di un terremoto calabrese si trasferisce a Palermo per aprire un negozietto di spezie, e lì diventa, nel giro di alcuni decenni la più potente d’Italia, qualcosa che non ha paragoni nella nostra storia. Se il Kaiser andava a Palermo, nel Regno delle Due Sicilie, andava a casa Florio. Forse qualcuno ricorda il celeberrimo ritratto di Boldini della bellissima Franca Florio con il suo chilometro di perle. Ma procediamo con ordine.
Scritto molto bene, con una prosa ricca e mutevole, dall’asciuttezza del dialetto all’elaborato lessico delle nobiltà e degli onnipresenti inglesi, il libro si snocciola sino al punto in cui credevo che mio nonno entrasse in scena, ma sbagliavo. Questo volume infatti è soltanto il primo di una trilogia e si arresta nell’ultimo quarto del secolo diciannovesimo, mentre lui è intervenuto nei successivi Anni Venti.
Nel 1799 Palermo era città ricca e molto vivace per l’arrivo dei Borboni, che vi si erano rifugiati dopo che i giacobini napoletani avevano fatto fuori la monarchia. Da quel piccolo negozio di spezie, i primi fratelli Florio conquistano “tutto” e diventano leggenda; l’autrice divide il loro percorso in “ere”, quella del cortice, quella del pizzo, quella della seta, per alludere alle materie che poco alla volta segnano il passaggio di un’epoca. Dalle spezie allo zolfo, alle saline, alle tonnare, comprando poco a poco case e terreni degli spiantati nobili palermitani. Per poi trasformare il Marsala in un vino che soppianta il Porto, e inventarsi il rivoluzionario modo di passare dal sale all’olio e diffondere il tonno in lattina per l’intera Europa. Businnes colossali.
Il possesso delle Eolie, la celeberrima Targa Florio, le compagnie di navigazione, solo per dire alcune delle cose che hanno trasformato in quell’epoca il corso della storia, che galoppa sino alla spedizione dei Mille. Ma, in questo contesto che si sposa mirabilmente con le vicende della famiglia, svettano le “persone”.
Generazioni che si susseguono, in un tumulto di amori coniugali e passioni represse, di coraggio senza confini e crescita intellettuale sempre più raffinata, e soprattutto genialità e strategia innovativa. Donne e uomini mossi dall’ambizione e dal desiderio, da intuizioni assolutamente preveggenti. Sempre tallonati dalla malvagità e dall’invidia, che hanno saputo dominare. Gente di razza, insomma, nei sentimenti come nell’infaticabile lavoro, che edificherà poco alla volta qualcosa che in Italia non ha avuto eguali.
Aspetto con ansia il seguito della storia, il susseguirsi di passioni e di avventure, in un affresco storico di amplissime vedute in cui la Sicilia, dalle solfatare ai salotti del Vicerè, dalle insidiose vie del porto ai banchetti dei nobili, emerge in tutta la sua bellezza. Molte pagine ricordano il Gattopardo, così come molte altre ricordano i drammatici accenti della “robba” verghiana. Un libro decisamente indimenticabile, nel quadro fantasmagorico dell’Isola.
Giuseppina Badalamenti dice
Come il precedente Florence” è un libro che si legge con piacere per la prosa scorrevole per la verità storica per i dialoghi naturalmente inventati ma ben costruiti. L autrice Stefania Auci è una brava scritti e e una persona simpatica. Attendo con piacere il seguito perche’ la storia dei Florio mi ha sempre affascinato
Andrea dice
Bellissimo io direi la seconda primavera della Sicilia
Francesca Salamone dice
Dalla recensione il libro sembra molto interessante….tutti in Sicilia conoscono il nome e la vita dei Florio..credo che il titolo “i leoni di Sicilia sia appropriato ai Florio…..
Sofia Vetere dice
La famiglia Florio, potrebbe verosimilmente essere legata al famoso filologo che in Inghilterra si celava firmandosi W. Shakespeare.