Ho avuto la ventura di imbattermi in un Pierre Lemaitre del “terzo tipo”. Questa frase vagamente sibillina, che fa pensare più ad ET che a uno autore fra i più grandi di Francia, va decifrata.
Forse conoscete già il nome di questo grande scrittore – da molti paragonati a Celine – che con “ Ci rivediamo lassù”, si era accaparrato il prestigioso Premio Goncourt nel 2013: aveva scritto un libro bello e terribile che narrava gli orrori della Grande Guerra e gli incredibili metodi di sopravvivenza dei reduci traumatizzati.
Poi ne avevo letto “ Tre giorni, una vita”, potente e angoscioso perché c’era di mezzo l’omicidio di un ragazzino e dunque pieno di efferatezze. Ora con “ I colori dell’incendio”, titolo mutuato da un verso di Louis Aragon che allude ai fuochi minacciosi che entro pochi anni bruceranno l’Europa, incontro un Lemaitre così pieno di humour e di battute folgoranti quale davvero non mi aspettavo.
Ma soltanto alla fine ho capito, ritrovando alcuni personaggi del Premio Goncourt, che questo è il secondo libro di una trilogia e mi sono convinta che l’autore abbia voluto dipingere un grande affresco della corrotta società francese degli Anni Trenta, – ma per carità, c’è un tempo in cui le nostre società non sono state e sono corrotte? Forse quello di Pericle? –
In realtà dietro queste descrizioni, Lemaitre ha messo in atto una parodia, trasformando una serie di scandali realmente avvenuti in una saga da feuilleton, in cui i personaggi a volte scivolano nel grottesco per i loro difetti estremi, che vengono descritti con sottilissima ironia.
Ne consegue che il libro, sebbene alcuni critichi abbiano arricciato il naso, a me è piaciuto proprio per il fatto che si prende in giro, con linguaggio vivacissimo e brillante e non risparmia proprio nessuno. Sovente Lemaitre si rivolge anche al lettore, con la stessa tecnica con cui Kevin Spacey in “House of cards” ci rivolgeva talvolta una complice strizzatina d’occhio.
Il romanzo è ambientato nel periodo dell’ascesa di Hitler e, come si è detto, è ispirato – con molte licenze poetiche – ad alcuni fatti di cronaca dell’epoca. Siamo nel 1927, la Francia deve districarsi fra gravi problemi economici di un dopoguerra mai realmente finito e le incombenti nubi nere che si addensano all’orizzonte. Tra il vicinissimo crollo di Wall Street e l’ascesa del nazifascismo, il fuoco guadagna terreno e, prima ancora di avere superato le nefandezze del ‘15-’18, il continente si troverà in una nuova guerra.
Ma, calma. Qui la vera protagonista, pur in questo contesto bollente, è una donna che sicuramente nell’ordire il suo piano resterà indimenticabile per la sua astuzia. Il romanzo comincia con un esilarante funerale, in seguito al quale si scatenerà una serie di eventi machiavellici, mentre Madeleine orchestra magistralmente la propria rivincita a danno degli altri.
Infatti Madeleine, diventa erede di una fortuna colossale che poco alla volta le verrà sottratta dalle manovre di un piccolo gruppo di individui ambigui, corrotti e insaziabili di Potere, proprio mentre è caduta nella disperazione per un grave incidente al suo bambino Paul, di cui non vi dirò niente perché nel romanzo i “coup de theatre” sono inesauribili.
Ma Madeleine, come le eroine dei grandi romanzi, usa tutta la sua l’intelligenza per non lasciarsi sopraffare. Nella grande storia corale il suo è il personaggio che più si impone sulla scena, ma restano di grande interesse anche le altre figure secondarie, per via del linguaggio immaginifico e talentuoso dell’autore, che sicuramente farà il bis del milione di copie del primo romanzo. Una piacevole e sorprendente lettura per l’estate.
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