Personalmente non adoro le saghe, come alcune mie amiche geniali.
Credo che a lungo andare si sfarinino e poi raschino anche il fondo del barile, così come mi è apparso che accadesse in storie tipo “I Cazalet”. Cosicché, salvo rare eccezioni, mi ci accosto con prudenza per non subire delusioni.
Tuttavia, già il bellissimo titolo “ Figlie di una nuova era” mi ha suscitato curiosità e soprattutto il background dell’autrice, che è una giornalista di Amburgo, dove si svolge la quasi totalità del libro: infine la ragione fondamentale della mia scelta di lettura è stata una rivisitazione storica, perché abbiamo letto molto sui fatti tra le due guerre, descritti da altri, ma pochi di mano tedesca.
Qui seguiamo dal di dentro quattro storie di ragazze che si arrabattano nella Germania sconfitta dal primo conflitto bellico, con un’inflazione che costringeva a spendere 38 milioni di marchi per uno sfilatino ma anche a farti vivere agiatamente con dieci dollari al mese. Dunque cosa sapevamo esattamente di quella generazione cresciuta all’ombra del Moloch incombente, in una nazione disfatta, ma con quel dirompente desiderio di vita che possono avere dei ragazzi di vent’anni?
Le protagoniste sono quattro – Henni, Ida, Kathe e Lina, e le seguiamo nello svolgersi della loro vita, ma c’è una costellazione di genitori, amiche, amanti, mariti, che fa da sfondo al loro lottare per emergere, mentre inesorabilmente la Germania sta sobbollendo nella sua voglia di revanscismo.
E , mentre il mostro del nazismo si fa avanti, ci sono sia i socialisti sia i comunisti a cercare inutilmente di porre argine alla fatale avanzata del caporale austriaco. Ma invano.
All’inizio si ha qualche difficoltà con i nomi tedeschi e soprattutto con un eccesso di toponomastica, ma dopo una trentina di pagine sei già dentro la storia e palpiti per le sorti di queste ragazze e dei loro uomini, presumibilmente destinati al macello, e che invece volevano resistere perché – come si legge ad un certo punto- “vivevano tutti sotto un cielo dalle ore contate”.
Lo stile è un’altra particolarità: estremamente sobrio ed asciutto, molto tedesco oserei dire, si snoda su capitoletti brevissimi, al massimo di due pagine, come se si stesse delineando una specie di affresco a piccole pennellate – o per dirla con Tagore tipo Sfolingo- e la vita intanto si stesse surriscaldando.
Che vita, verrebbe da dire, già solo in quella da cui si parte c’è tanta povertà, per quanto sopportata con decoro. Ma ecco che poco alla volta, colpo su colpo, d’improvviso la qualità dell’esistenza passa dalla sobrietà alla lenta e fatale persecuzione della popolazione, in testa ovviamente la sua ampia parte ebraica, e allo sconvolgente aumento della ferocia dittatoriale dopo elezioni-farsa. Ma questa è Storia.
Tornando alle nostre quattro ragazze, ne vivono di avventure e di difficoltà ma riescono anche a provare grandi gioie e forti emozioni, in una città dove c’è già St Pauli, il celebre quartiere a luci rosse con le donne in vetrina che abbiamo visto in tanti film e dovunque dilagano i delatori, mentre le orchestrine suonano l’Angelo Azzurro.
L’autrice ha scritto una trilogia di cui è già in libreria il secondo volume del quale ovviamente non parleremo. Ma il primo mi ha procurato una sensazione simile a quella che provo ascoltando il Bolero di Ravel e adagio adagio, le poche note iniziali che compongono il tema principale ti coinvolgono con grande crescendo.
Niente di eccezionale, intendiamoci, un buon libro che mi ha aperto gli occhi su tanti retroscena che non conoscevo: 583 pagine che alla fine si divorano perché non si può non sapere, mentre i più giovani, subornati dalle Camicie Brune imparano a spadroneggiare, cosa capiterà alle nostre protagoniste mentre la Germania rivendica la sua sconfitta e si prepara a quello che seguirà.
L’epoca è descritta davvero bene, c’è la vita quotidiana, la moda, l’esotismo dell’epoca, la cucina, l’arte alternativa, il teatro, gli esordi di Bertolt Brecht, insomma tutto il contesto che caratterizza questo periodo fra le due guerre. Di quest’Amburgo che sarà fatta in polvere, ricorderemo, dopo questo libro e presumo anche i prossimi due, queste quattro donne, eroine silenziose che combattono ciascuno la propria battaglia, sul fronte dell’amore, della politica, delle rivendicazioni sociali e di genere. Sì, penso che questo libro si possa leggere con interesse.
Isabella caporicci dice
Non vedo l’ora di poter leggere anche il terzo libro della trilogia!