Ho sempre avuto una spiccata predilezione per la letteratura inglese e raramente ne sono stata tradita.
Qui vi voglio parlare di un autore fra i più arguti e geniali della “perfida Albione”: Jonathan Coe, che con Middle England compie un salto di qualità, intrecciando le vicende della già nota famiglia Trotter, protagonista indimenticabile della Banda dei brocchi e di Circolo chiuso, con le disavventure politiche del Regno Unito che, dalle elezioni del 2010 -primo debolissimo governo di coalizione della storia politica britannica, alla famigerata Brexit identifica il declino politico con quello dei componenti della famiglia.
Insomma, Middle England, middle age.
Divertente come d’abitudine, lo stile sferzante e pungente del Nostro, ironizza sullo sbandamento dei membri della famiglia, il fratello Benjamin, la sorella Lois, il padre Colin, vecchie nostre conoscenze in perfetto stile borghese da middle class, puntando però tutte le sue fiches sulla giovane Sophie, brillante promessa universitaria con carriera di docente già consolidata, inguaribile idealista che dà l’impressione di essere una vera pura e dura, onesta e gentile, attratta irresistibilmente da Jan, maestro di scuolaguida con cui in realtà non ha niente da spartire se non il sesso. Sono diagonalmente opposti e non parliamo del segno politico… Un matrimonio dolce e gentile che si rinfocola sotto le coperte, ma in cui tutto è costruito su diverse strutture mentali. E destinato al fallimento. E d’altronde anche nel Paese si sta su fronti opposti quasi su tutto perché la bella arroganza della frase “Il continente è isolato” si stempera in una perdita progressiva d’identità. Ricorda niente?
Qui assistiamo a un’escalation di violente rivolte sociali, in cui la vita dei sudditi inglesi sta cambiando come la muta di un serpente. E anche Ben e Lois sono un po’ amareggiati, tutti chiusi nella nostalgia della loro gioventù, vagamente afflitti dalla speciale malattia dell’età che consuma i giorni. Comico e serio al tempo stesso, il libro ci cattura nell’immediatezza della vita comune, con momenti veramente alti come quando descrive come tutti personaggi si mettano contemporaneamente, seppur in contesti diversi, davanti allo schermo tv a sbalordirsi della bellezza dell’inizio dei Giochi Olimpici nel 2012, con The Queen che si paracaduta insieme a James Bond – Daniel Craig- sulla scena dei giochi. Momenti di fusione, pochi ma indimenticabili.
I movimentati eventi che portano alla Brexit impattano molto sulla vita dei cittadini, proprio come le sgangherate nostre vicende politiche incidono sulla nostra. La nazione frigge, nazionalismo, austerità e il “politicamente corretto” infiammano l’opinione pubblica.
Ma oltre alla famiglia Trotter c’è una cornice irresistibile di amici e parenti: Doug, Philiph e la fantastica adolescente Coriander figlia di Dough che critica aspramente il padre giornalista politico, ma si siede anche accanto a lui per raddrizzare la cronaca che sta scrivendo. Tutti personaggi molto coinvolti da questo mondo caotico e privo ormai definitivamente delle incrollabili certezze “imperiali”. Con la sua ben nota verve satirica, Coe indaga padri e figli, l’amarezza della maturità, ma anche la sfrontatezza delle giovani generazioni, che non guardano in faccia nessuno, che non credono più alle bugie della stampa, che vedono nel declino inesorabile del partito laburista la giusta punizione per una politica mediocre che ha causato l’impoverimento della piccola e media borghesia, senza peraltro intaccare i privilegi dei ricchi. La gente è stanca e rabbiosa e detesta anche l’avvento dei Tories di Cameron che s’imbarcano nella strada tutta in salita della Brexit per poi lasciare la patata bollente nelle mani di Teresa May.
La nazione è letteralmente divisa in due, da una parte le vecchie generazioni come il padre di Ben e la madre di Jan che, legate alle nostalgie del passato rivogliono la vecchia sovranità, e dall’altra chi vede nell’Europa un’opportunità. Uno strisciante sentimento xenofobo e sovranista, aumenta l’intolleranza per l’avversario politico.
L’originalità di questo romanzo consiste proprio nell’aver messo l’accento su come la politica influisca in maniera determinante sulla vita dei singoli individui, suscitando quel sentimento di rabbia che a un certo punto deflagra prepotentemente. Il romanzo alterna pubblico-privato con personaggi più o meno affermati, insabbiati in torbide vicende personali.
Di chi la colpa? Di politici impreparati e inconcludenti, di una classe dirigente elitaria che ha trasferito al paese i giuochi di potere dei tempi del college, di protagonisti assoggettati a un sistema di valori consolidato, per finire a raccogliere i cocci della Brexit.
E’ l’incisivo affresco delle loro storie, scritto con grande vivacità intellettiva, brillanti invenzioni narrative, dialoghi frizzanti: il tutto condito da sguardi colmi di tenerezza e simpatia intimista. Insomma un libro che si DEVE leggere perché ormai anche la nostra vita è impastata di politica e delle sue conseguenze, perchè ormai la generazione dei cinquantenni frustrati, presa a bacchettate dai loro figli è ciò che viviamo quotidianamente anche da noi e perché la grandezza di un libro sta nella sua capacità di aderire alla vita di tutti i giorni.
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Ilaria dice
Corro a leggerlo!!!!!