Se appartieni a un club di lettura, questo libro è un must.
In effetti, dopo che ti sei sparato in vena due o tre libri di quelli tosti, di grande spessore e profondità, hai l’impressione di vedere te stesso nella posa del Pensatore di Rodin, con la faccia corrucciata, la mano sulla tempia a tenere sotto controllo il roteare vorticoso dei neuroni e speri che, col clima rigido di questi giorni nella Ville Lumière, qualcuno gli abbia fornito almeno un paio di boxer: perciò è salutare una pausa in cui viene scalata una marcia. Anche due o tre, talvolta.
È così che in fondo abbiamo accolto con un sospiro di sollievo l’ordine di scuderia della nostra Denise, dea ex machina delle “Menti Aperte”: l’invito a leggere “Il club del libro e della torta di bucce di patate di Guernsey” di Mary Ann Shaffer & Annie Borrows.
Sulle prime ho avuto qualche mugugno interno perché avevo visto su Netflix il film, un tantino deludente e soprattutto simile a un vasetto di miele. Ma ben presto mi sono accorta che il libro appartiene a un’altra sfera. Sebbene la forma epistolare, dato che non stiamo leggendo Les liaisons dangereuses, sia un pelino molesta perché i personaggi si duplicano ininterrottamente come cellule e ad un certo punto non ci capisce più chi scrive a chi. Tuttavia la fa da padrone l’impareggiabile humour britannico, serpeggiante praticamente in ogni riga, che finisce per intrecciarsi così fittamente da dominare ogni pensiero.
Qui si parla di Juliet Ashton, un’autrice celebre nel Regno Unito, emancipata, femminista, oltre che discretamente cinica, che sembra più incline all’amicizia che all’amore. Negli anni dell’immediato dopoguerra, Juliet, che ha goduto di una vasta fama per una rubrica mondana sullo Spectator -uno dei maggiori quotidiani inglesi- che aveva lo scopo di alleggerire e sdrammatizzare le tragiche vicende belliche – per fare un esempio, certi dettagli come il rantolo finale delle V1 prima di disintegrarsi sulla città e una specie di allungamento delle orecchie dei sudditi britannici per coglierne il sibilo e fuggire. Ebbene Juliet viene a sapere che nell’isola di Guernsey, un avamposto della Manica che per cinque anni è stato occupato dai tedeschi, da dove si stava predisponendo l’invasione finale della Capitale e testa di ponte per la partenza di molti convogli, un piccolo club di lettori tenaci, molto semplici eppure con una certa dimestichezza con Seneca, erano riusciti ad aggirare la rigorosissima occupazione nazista con mille escamotages, a sforare il coprifuoco per riunirsi nelle case di contadini e pescatori e leggere libri e mangiare torta di bucce di patate.
Alla fine, dopo un intenso scambio di missive con gli abitanti dell’isola, Juliet decide di volere vedere di persona e al tempo stesso sbarazzarsi per un po’ da Mark un assiduo e impositivo corteggiatore americano, per trarne un lungo articolo aneddotico da presentare ai lettori del suo prestigioso giornale.
Mentre la vita a Londra torna pian piano alla normalità, Juliet dunque, dopo essere stata catturata dall’inaspettata missiva di Dawsey Adams, un abitante dell’isola che, trovandosi tra le mani un volume appartenuto alla giornalista, la contatta per chiederle ulteriori informazioni, inizia uno scambio epistolare con lui e con i folcloristici abitanti dell’isola, intenti a spiegarle come sia nato il club del libro e perché sia stato per loro fondamentale in tempo di guerra.
In un crescendo d’incontri e avventure, raccontati via lettera dai diversi personaggi, per Juliet diventa sempre più evidente di dovere partire per Guernsey. Così se la svigna sull’isola ancora pesantemente fortificata perché fu l’ultimo territorio occupato dai tedeschi ad arrendersi nel maggio del ’45. Juliet si trova catapultata indietro nel tempo, fra le persone che hanno fondato il club come atto di vera e propria resistenza all’occupazione nazista. Un club di avidi lettori, che nasconde parecchi intriganti segreti, compreso il vero motivo della scomparsa della sua fondatrice – attenta Denise!!- di cui nessuno pare avere voglia di parlare.
Juliet scopre tradimenti, bassezze e vigliaccherie, ma anche profonde lealtà, amicizia e amore: troverà la storia perfetta per il suo Spectator e anche la soluzione della propria vita sentimentale.
Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey è un romanzo scritto con grazia e levità, capace di raccontare gli impressionanti orrori della guerra, senza alcuna retorica strappalacrime. Ma è anche una lunga dichiarazione d’amore per la lettura e l’ennesima conferma del potere salvifico dei libri e delle storie: è stato scritto da un’ex libraia che non ha mai dimenticato la propria missione.
Una scrittrice americana che a più di settant’anni, dopo una vita passata fra gli scaffali, scrive la sua storia e viene aiutata dalla nipote Annie Barrows che le subentrerà dopo la sua precoce dipartita. Dunque buona lettura e complimenti alla nostra coatch.
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