Ho detto più volte che queste recensioni non avrebbero mai distrutto un libro perché avrei parlato solo di libri che mi erano piaciuti. Ora, nel presentarvi Serotonina che ho finito di leggere pochi minuti fa, devo precederlo per forza con un avviso ai naviganti. E’ probabile che scantonerò dalla mia abituale linea di condotta perché questo autore suscita in me attrazione e repulsione in egual misura.
Fin dai tempi di Le particelle elementari sino al suo ultimo Sottomissione ho letto le sue opere provando un bel po’ di disgusto per le oscenità immense e spesso volte gratuite che uscivano dalla sua penna o tastiera. Ma al tempo stesso i soggetti erano tutti attuali, arguti e la capacità di scrivere piuttosto alta. E’ stata proprio Sottomissione a colpirmi di più, perché era ambientato nel 2020, il protagonista era un docente universitario, le elezioni politiche avevano segnato la vittoria di un candidato islamico, il quale si comportava con grande carisma e civismo e lasciava agli avversari quasi tutti i dicasteri, aggiudicandosi però, come conditio sine qua non quello dell’Istruzione.
Era lì che si annidava per l’autore la massima astuzia. L’ lslam stava conquistando la Francia e agiva sulle giovani menti per farne dei sudditi. Il caso volle poi che la redazione di Charlie Hebdo fosse colpita da un attentato proprio nel giorno di uscita del libro, cosa che contribuì a dare al suo autore quell’aura mitologica da profeta di cui si è iniziato a parlare anche per Serotonina. Poiché nel libro s’illustra, fra le altre cose, una sanguinosa rivolta degli agricoltori in Normandia, si è detto che Houellebecq avesse anticipato la rivolta dei gilets jaunes.
In realtà si parla solo di un uomo depresso e della sua discesa agli inferi. È un romanzo cupo ed estremo in cui il nichilismo la fa da padrone, e che tuttavia si anima di guizzi improvvisi. Lo definirei anche libro da uomini sebbene si sia detto tante volte che la letteratura non abbia sesso: ma a me sembra proprio così e chi lo legge capisce ciò che intendo. Comunque parliamo del soggetto.
La serotonina è quella di un farmaco di ultima generazione che il protagonista Florent prende e che gli azzera completamente la libido. Così decide di sparire da tutto e da tutti. Un lavoro molto prestigioso come esperto in aziende pubbliche e private di questione agrarie, una donna giapponese di nome Yuzu: per Florent il sesso era tutto. La sua sparizione, ideata davanti a una trasmissione del genere Chi l’ha visto, è anche una panoramica dei suoi passati e irrisolti amori, della sua incapacità di amare e di capire l’altra persona. L’unica cosa che sa fare bene è distruggere. Procede dunque lentamente verso il proprio annientamento, in una totale apatia, in un viaggio a ritroso fra delusioni e disfatte, in una Francia che, secondo lui, dovrebbe essere trasformata in un parco a tema e residenza idilliaca da battaglioni di ricchi cinesi.
Sarcasmo e provocazione sono le costanti dell’autore oltre ad un atteggiamento in cui convergono stati d’animo devastanti, per cui alla fine ti ritrovi, come suol dirsi, con le gomme a terra.
Il ritratto di una società moribonda, di egoismi e disamori da cui non si salva nulla e ciò che avrebbe potuto salvarsi, cioè l’unico grande amore per una deliziosa Camille, lui se l’era giocato per una sveltina da nulla. Il libro non è avaro di clichès narrativi, di ambiguità, di contraddizioni e di paradossi come l’insistente tentazione di uccidere il bambino di Camille con una mega carabina ad altissimo potenziale.
L’autore è esplicito e categorico e le sue affermazioni non sembrano discutibili, anche se trasgressive ed irritanti oltre ogni limite. Che possa essere e che in effetti sia un furbacchione ne viene il dubbio praticamente ad ogni pagina, ma si sa che il suo target sia composto da lettori avidi di molto intellettuali scene di sesso di cui è generosamente innaffiato il libro. Qui le donne in genere tradiscono e ciò che resta dell’uomo è dolore e basta.
Ne deriva una disillusione esistenziale senza rimedio, che sembra prendere le sembianze della lucidità oltre che del definitivo disincanto. E’ stata definita la letteratura del risentimento e ce lo sentiamo davvero addosso questo rancore infinito contro tutto e contro tutti. Qui, a voler esser cattivi, si potrebbe parlare dell’irreversibile declino del maschio occidentale, che con i suoi ultimi colpi di coda spara a raffica contro il mondo intero: peraltro la storia della letteratura dell’Ottocento e del primo Novecento ha avuto grossi nomi che facevano altrettanto.
Così non mi rimane che sconsigliarvi questo libro piuttosto devastante, ma anche la necessità di segnalarvene l’esistenza.
Caterina Ferraresi dice
Potrei sottoscrivere quello che dici. Ho trovato l’unica scena viva quella della rivolta degli agricoltori. Il resto mi sembra esercizio stilistico, nemmeno di eccelsa qualità.