A volte mi sembra di essere un rabdomante che vaga con la sua bacchetta nello spazio infinito di kindle, alla ricerca di vibrazioni.
Certo, questo spazio non è suggestivo come una piccola libreria antica parigina o londinese o veneziana o fiorentina, però ha l’immenso vantaggio di essere sconfinato. È così che a un certo punto la mia bacchetta si è messa a vibrare con violenza e ho fatto una capriola nello spazio come Samantha Cristoforetti. Avevo trovato un’altra chicca.
Che di chicca si tratti, non ho dubbi: gli americani, che amano e c’invidiano Elena Ferrante, stanno facendo di tutto per trovarne una tutta loro e hanno paragonato Celeste Ng a lei. Non sono d’accordo perché come si può paragonare una storia nei quartieri sordidi e poverissimi di Napoli con quella che si svolge in una fiorente e ricchissima comunità dell’Ohio popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici e abbienti? Questo è uno Stato che da sempre con il suo voto determina il successo o meno di un candidato alla presidenza, perché combina una generale tendenza liberale a una forte dose di conservatorismo di élite.
Questa è una comunità fondata su un insediamento Shaker – un gruppo di quaccheri radicali formatosi a Momehester nella prima metà del 18° secolo nel 1774, caratterizzato per il millenarismo, il pacifismo e il rifiuto del matrimonio, cui aderirono migliaia di seguaci. Ma ora siamo nel 1998, Shaker Heights, Cleveland, Ohio.
Una comunità apparentemente perfetta, con segreti oscuri gettati alla ribalta da un rogo reale, ma anche decisamente metaforico.
E’ così che inizia il libro di Celeste, come il suo Impero. Un libro che svela i mille modi in cui il censo, la razza e l’appartenenza si intrecciano con l’identità del singolo. Personaggi legati da fili invisibili sempre più connessi. Due donne diversissime: Mrs Richardson, quattro figli, perfezionista, impegnata in attività benefiche, ricca, che incarna la filosofia Shaker. Mia, madre single che ha scelto una vita itinerante fatta di lavori saltuari per dedicare tutto il tempo libero alla fotografia artistica, al momento occupata come domestica in casa Richardson in cambio di un piccolo alloggio.
All’inizio troviamo Elena in strada in accappatoio, davanti alle rovine fumanti della sua bellissima casa. Qualcuno ha appiccato un piccolo fuoco in ciascuna delle sue stanze perfette. Un incendio che sta divampando fra i vicini allibiti, fermi dietro il cordone di polizia, mentre le manichette dei pompieri investono dei loro potenti getti i resti carbonizzati della sua casa. Elena incolpa subito la figlia Izzy, la pecora nera di casa, scomparsa, mentre gli altri tre figli, seduti sul tetto della macchina di fronte alla casa in fiamme, ridacchiano dei ben noti pensieri della mamma: anche Mia ha una figlia adolescente, Pearl, che ha fatto amicizia con i ragazzi Richardson, si trova benissimo a Shaker Heights e ha convinto la madre a metter fine al vagabondaggio.
Un lungo flash back ci racconta che una vecchia amica di Elena abbia adottato una neonata abbandonata da una giovanissima cinese. La madre, clandestina, pentita presto del suo gesto, aveva reclamato la piccola, e ne era nata una battaglia per la custodia che aveva diviso l’intera città, con Elena e Mia su due fronti opposti. Nella mente della democratica Mrs Richardson era scattato il sospetto che Mia nascondesse un passato torbido, ma la sua indagine ossessiva aveva avuto un costo altissimo per tutti. Segreti, agnizioni, rivelazioni sorprendenti. E sullo sfondo controversi, attualissimi, problemi sociali: immigrazione, povertà, razza, adozioni e diffusa ipocrisia, non solo istituzionale.
Molte domande: è meglio restituire la piccola alla madre naturale, per quanto ancora in parziali difficoltà economiche, o lasciarla con una famiglia borghese e benestante, in grado di regalarle tanto, a condizione di rinunciare alle sue origini cinesi? Gravidanze indesiderate e premature, il pensiero dell’aborto, aborti spontanei, utero in affitto, affidamento e adozione conquistano la scena e ci pongono, più volte, una domanda: quando si inizia e quando si finisce di essere madre? La risposta per ogni lettore è una scelta anzitutto etica.
Nel romanzo si affacciano le risposte che hanno scelto per sé le varie protagoniste femminili. Sì, perché gli uomini ci sono, in Tanti piccoli fuochi, ma figurano come assolutamente secondari; è la donna ad avere il ruolo primario, con i suoi interrogativi incalzanti e profondi. La condivisione di scelte così delicate manca, e lo constateremo a mano a mano che i sentimenti vengono vissuti da tante interiorità. Amore e amicizia sono temi comprimari, che però devono reggersi sulla fiducia reciproca, e gli abitanti di Shaker Heights capiranno – alcuni l’avevano già capito da tempo – quanto sia difficile conquistarla e mantenerla.
Pubblicata in Italia da Bollati Boringhieri, la nuova opera della scrittrice americana da diversi mesi svetta nelle classifiche dei libri più venduti. Un successo che certo non ci trova del tutto impreparati, vista la capacità della Ng (già ampiamente dimostrata nel suo esordio letterario di quattro anni fa, Quello che non ti ho mai detto – considerato tra i cento migliori libri dell’anno) di costruire storie che sembrano partire da un presente che poi, piuttosto sorprendentemente, si srotolano come un tappeto mosso nel passato, rivelandoci il perché dell’oggi. Celeste Ng è cresciuta proprio a Shaker Heights in una famiglia scienziati, quindi parla con cognizione di causa. Laureata a Harvard, ha collezionato premi e ha scritto per prestigiose riviste: ora abita a Cambridge col marito e il figlio. Direi che non deve avere amato la sua cittadina, visto come ne esibisce senza pietà i fantasmi negli armadi.