Il primo pensiero che mi è venuto in mente appena concluso il libro “ Tre giorni, una vita ” di Pierre Lemaitre è stato quello che lui fosse “un Simenon un po’ efferato”.
Si resta così alla fine di questa vicenda conturbante, che narra tre giorni della vita di Antoine, un dodicenne che, per una serie di circostanze sconcertanti, uccide Remi, un compagno di giochi di sei anni. Siamo nella profonda provincia francese, a Beauval, un paese di non troppe anime, che d’improvviso balza agli onori della cronaca per via della scomparsa del piccolo, cosicché troupes televisive, giornalisti, droni e intere squadre di ricerca vengono coinvolte nella ricerca di Remi, per scandagliare un fitto bosco dove era solito giocare, come tutti ragazzini del luogo.
Antoine è terrorizzato. Sa che il suo istinto omicida è stato determinato dal fatto che il padre di Remi ha ucciso il suo amatissimo cane Ulisse. Con una sottile intelligenza strategica, Antoine passa di bugia in bugia fino a riuscire a resistere alle pressioni del paese e alle indagini della polizia. Ma per quanto? Per molto tempo l’angoscia non lo abbandonerà mai, finché, ormai medico e pieno di progetti umanitari, una serie di eventi sconsiderati non lo rimanderà in quell’inferno che aveva temuto fin da bambino.
Fanno da contorno all’intricata e insospettabile vicenda una madre molto strana, dei vicini che suscitano troppi sospetti, degli amici bulli, delle ragazzine sciocche e soprattutto la vita descritta puntigliosamente di questa piccola comunità pettegola con molti scheletri nell’armadio, sconvolta da un evento tragico, che si trova d’improvviso sotto gli abbaglianti riflettori mediatici e reagisce sconsideratamente, passando di sospettato in sospettato. E soprattutto vi segnalo la splendida descrizione, lunga e precisissima, della famosa tempesta del’99 – famosa oltre che per la Francia, anche per me che stavo viaggiando con mia figlia e suo marito alla volta di Parigi, dove abbiamo trovato il loro portone polverizzato e il Bois de Boulogne atterrato per metà.
Una cosa veramente indescrivibile, che mi ha fatto per la prima volta formulare il pensiero “ se dovessi rinascere, vorrei fare il giardiniere in Francia”. Perché infatti dopo due mesi il Bois era risorto e il verde d’oltralpe è curato eccezionalmente bene.
Tornando al nostro libro, naturalmente la fine non ve la rivelo anche perché è molto sorprendente. Come la più parte delle vicende della vita, folgorante e inaspettata.
Pierre Lemaitre é un grande. Questo libro che vi ho decritto si colloca fra “Ci rivediamo lassù”, libro molto forte che ha preso l’ambitissimo premio Goncourt nel ‘13 e il libro di recente uscita “I colori dell’incendio”. Poiché ne parlo per la prima volta, vi racconto a grandi linee le due trame.
“Quello che vedi non è esattamente la realtà, i tuoi pensieri sono evanescenti, i progetti sembrano miraggi, abiti in un sogno, in una storia che non è completamente tua. E il domani non esiste”, è la perfetta sintesi di una storia che si apre negli ultimi giorni della Prima Guerra Mondiale, quando i soldati sono ormai stremati e accecati da fame di massacro, e già domina il paradosso: “Più si spera nella pace, meno si confida nelle notizie che l’annunciano, un modo insomma per scongiurare la malasorte”. Infatti, i soldati si sono visti passare davanti gli anni, le illusioni della guerra-lampo, le lettere dalla fidanzata e dalla famiglia, e ormai hanno capito “che la guerra non era altro che un’immensa roulette in cui le palline erano pallottole, e sopravvivere quattro anni rappresentava fondamentalmente un miracolo”.
L’ultimo libro, da pochi giorni in vetrina, narra che nel febbraio del ‘27 la Parigi che conta assiste al funerale del banchiere Marcel Péricourt. La figlia Madeleine deve prendere le redini dell’impero finanziario di cui è l’erede, ma il destino decide diversamente: suo figlio Paul, un bimbo di sette anni, compie un gesto inatteso e tragico che la porterà alla rovina. Posta di fronte alle avversità, alla cattiveria degli uomini, alla cupidigia della sua epoca, alla corruzione e all’ambizione del suo ambiente, Madeleine dovrà fare ricorso alla sua intelligenza e a tutte le sue energie, ma anche a soluzioni machiavelliche, per sopravvivere e ricostruire la sua vita. Compito reso ancora più difficile dalle circostanze, in una Francia che osserva, impotente, i primi colori dell’incendio che devasterà l’Europa. Come potete notare ci sono sempre dei bambini al centro delle sue storie.
Pierre Lemaitre, nato a Parigi, ha insegnato per molti anni letteratura e ora è scrittore e sceneggiatore. Con i suoi romanzi, tutti premiati da critica e pubblico, si è imposto come uno dei grandi nomi della narrativa francese contemporanea. Impossibile non scoprire queste sue opere scritte con grande genialità.
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