Qualcuno ha detto che se si è un po’ tristi, l’idea di avere ancora tanti libri da leggere è un fantastico antidepressivo.
Ho scovato un ottimo libro e voi ormai sapete che le mie scoperte sono frutto non di un vagabondaggio in libreria ma nelle sinossi di Kindle che – piacere tattile di carta e profumo di stampa a parte- è così seducente per la consapevolezza di avere in quel piccolo rettangolo luminoso tutto lo scibile umano.
Si tratta di Anatomia di uno scandalo, di Sarah Vaughan, Ed. Einaudi Stile Libero, che non deludono mai.
Intervengono nella storia voci alternate, ma soprattutto quella di un’avvocatessa, con tanto di parrucca di crine riccioluto e toga, che fa la pubblica accusa di un celeberrimo politico incolpato di stupro. Una faccenduola tipo Monica Lewinsky, un tantino più penetrante.
Nei molti libri su Oxford – inclusi quelli del nostro spesso citato Marias- non ho mai letto una descrizione così puntuale e dettagliata delle nefandezze che vi compiono gli studenti. Davvero incredibili dettagli. Dalla coaptazione degli allievi da parte dei professori nei Servizi Segreti sino alla famigerata Brexit, l’intera classe dirigente della perfida Albione è uscita tutta da lì. E ciò che avviene in gioventù se lo portano dietro come la catena di un galeotto per tutta la vita.
Qui succede qualcosa del genere. James, un uomo fascinoso, con bella moglie e bei bambini, fa sesso con una giovane collega per alcuni mesi, poi d’improvviso tronca, concludendo con quella che sembra davvero una violenza.
Nel libro ci si passa il testimone: ci sono le voci dell’avvocatessa, di James, di sua moglie Sophie e di alcuni altri personaggi cardini della storia. Una bella scrittura: mi è piaciuta la frase … aveva tentato di surclassare l’amica, ma il sole le aveva sciolto le ali.
E’ un libro trascinante. Io ormai ho fatto piazza pulita di gialli, thriller, neri, verdi ed altri colori dello spettro, ma qui c’è psicologia pura oltre a una grande tensione narrativa con colpi di scena strepitosi. Me lo sono divorato in due giorni, notti incluse, perché la storia è così coinvolgente e attuale da non resistere senza sapere come si conclude.
Brava autrice inglese, e del resto la letteratura inglese sembra sempre la migliore a mio modesto avviso, sia di basso o di alto profilo. Il testo procede spedito, in un crescendo avvincente e le carte si rimescolano molte volte. Ovviamente non vi dò elementi per capire.
Qui si parla molto di sesso, senza veli, con la crudezza con cui – sempre molto elegantemente però- una Corte Suprema Inglese, con le sue parrucche e le sue toghe, non tralascia alcun particolare per arrivare alla verità. Certo non siamo più all’epoca in cui la regina Vittoria proibiva di parlare delle gambe dei tavoli, e neppure alle blande sofferenze amorose delle sorelle Bronte, ma gli inglesi, che forse sono meno prude di quanto si pensi, il loro bravo sesso lo fanno. Tuttavia, oltre che contrari alle bugie come gli americani, sulle faccende carnali – basti pensare all’Affare Profumo- si scandalizzano più di noi, che facciamo un sorrisetto indulgente se scopriamo che un politico, invece della sua brava corruzione, si è fatto una escort.
Sarah Vaughan ha insegnato inglese a Oxford prima di diventare giornalista. Quindi sa bene cosa si annidi nei notturni chiostri odorosi di birra, adrenalina e testosterone. Per undici anni ha lavorato come reporter per The Guardian e poi ha iniziato l’attività di freelance. Vive vicino a Cambridge con il marito e i due figli.
Non diremo come va a finire il libro. Sappiate che non si tratta solo di un legal thriller, ma del rapporto tra i sessi e della decisione femminile di prendere la parola sugli abusi sessuali. Quasi un’anticipazione del #MeToo e di quel terremoto che ha scoperchiato la cultura dell’impunità a Hollywood come alla Casa Bianca, oppure al Municipio di Stoccolma dove avviene la premiazione dei Nobel.
Sarah Vaughan suggerisce che il femminismo nella lotta contro la violenza sulle donne tende sempre più a rivolgersi al diritto penale: sarà la soggettività femminile a cambiare le cose. O meglio, la vita delle persone, giacché bisogna avvicinarsi con discrezione alle ferite dell’anima e questo la scena processuale non può proprio farlo. Si gioca tutto in quella sottilissima fascia del consenso, per capire se una violenza carnale sia in qualche modo sciaguratamente attenuata dal fatto che la donna possa sembrare inizialmente dare corresponsione per amore e poi ritrarsi inorridita dal dolore e dalla sopraffazione.
È questo in concreto il tema del libro e l’autrice dà una risposta inequivocabile. Vi propongo di leggere e riflettere sulle infinite sfumature dei rapporti sessuali.
Lascia un commento