Mi sono sempre chiesta come fosse possibile che le più alte liriche d’amore fossero state scritte in una lingua così ostica come il tedesco. Ma del resto, è cosa nota: un antico pregiudizio recita che noi stimiamo i tedeschi ma non li amiamo e che loro ci amino ma non ci stimino. Forse per questo non riesco a cogliere il lirismo della poesia d’amore teutonica.
Però mi sono imbattuta in un libro tedesco, di cui non posso tacervi. E tenete presente che per me il momento in cui spipolo su kindle a cercare titoli nuovi ha un vago sapore erotico!
Così scovo Turbìne, un romanzo di Juli Zeh, assolutamente delizioso. L’aggettivo è banale e riduttivo, perché mi trovo in un mondo che mi era ignoto e dentro una prosa così umoristica da suscitare risate a scena aperta, come più volte mi è capitato. La colpa è mia che ancora non sapevo niente di Juli Zeh, mentre invece ora so che è celebre.
Figlia dell’ex direttore del Bundestag, Wolfgang Zeh, una delle personalità di maggior rilievo dell’amministrazione tedesca, ha impiegato la sua fama letteraria per esprimersi su questioni politiche. Durante le elezioni del 2005, per esempio, ha sottoscritto insieme ad altri intellettuali tedeschi la richiesta di Günter Grass di sostenere la coalizione Rosso-Verde. A quanto lei stessa afferma, scrive dall’età di sette anni. Ha pubblicato vari libri che spaziano fra i generi più svariati, ma sempre accomunati dalla questione morale di fondo. Nata nel 1974, vive e lavora come scrittrice e avvocato a Lipsia. Autrice pluripremiata e tradotta in 35 lingue, ha scritto una decina di romanzi.
In Turbìne si narra di Unterleuten, – che vuol dire “fra la gente”, un paesino a un tiro di schioppo dalla rutilante, perfetta, incantevole e modernissima Berlino, che come prima e fondamentale caratteristica ha quella di avere fatto parte della DDR, cioè l’ex Repubblica Democratica Tedesca dal ‘49 al ’90, e ora essere stata ovviamente inclusa, sebbene obtorto collo, nella riunificazione.In questo paesino vive un manipolo di nostalgici, ancora segretamente o palesemente intrisi di comunismo, che vedono come il fumo negli occhi qualsiasi essere umano che metta piede nel loro piccolo e bucolico paradiso.
Cosa che sta avvenendo in modo inquietante. Perché ci sono alcuni berlinesi che osano desiderare di sfuggire alla metropoli dove la vita è caratterizzata da un progresso esasperato, da un’autentica svendita di valori: gente che “cura il design del curriculum sin dall’asilo” e che sta perennemente incollata allo smartphone, gente da superinformazione, rendimento e capitalismo selvaggio.
Un paio di coppie – un docente universitario con giovanissima moglie, sua ex studentessa e neonata perennemente incollata al ventre con fascia, e un’allevatrice di cavalli col suo boyfriend esperto d’informatica e playstation – arrivano a Unterleuten e si esaltano alla pace campestre, alla vita d’antan, ai veri valori, alla profumata frutta e verdura, ai tramonti languidi, ai boschi sconfinati. Gli indigeni non li digeriscono ma, dato che non possono esportarli, si adattano a loro con freddezza.
Il tutto sembrerebbe accettabile, se il suddetto paradiso d’improvviso non fosse minacciato da una decisione presa dall’alto, in quella misteriosa sfera del Potere, di cui nessuno sa nulla ma di cui tutti hanno sentito parlare e soprattutto sanno che non si può abbattere.
La decisione riguarda l’istallazione di una decina di turbìne, ovvero quelle orrende pale eoliche che dovunque siano sono semplicemente un pugno nello stomaco. Formalmente nessuno è contrario alle fonti alternative di energia, purché siano lontane da casa loro. Ma Unterleuten invece è vittima di questa decisione: dopo vivacissime lotte intestine, dopo esilaranti consigli comunali, dopo scontri veementi fra la vecchia e la nuova guardia, si attendono gli eventi. Tutti tramano nell’ombra, mentre gli amori e gli ardori e gli antichi odi si scontrano con risultati sorprendenti. Nessuno può immaginare come le cose sfoceranno verso la soluzione finale – no, in questo caso meglio usare una frase diversa- e quanto l’umana natura sia sbeffeggiata.
Qui i personaggi del libro non sono caratterizzati in “buoni e cattivi” quanto piuttosto in mover e ammazza-gioia. I mover sono gli intraprendenti, le persone nate per dare una spinta propulsiva a se stessi e agli altri. Gli ammazza-gioia guastano la festa agli altri, cercano nella società le ragioni dei propri fallimenti.
Mi sembra di avervi dato gli elementi basici per suscitare la vostra curiosità. Io mi sono divertita davvero, come da tempo immemore, immersa in tragedie e drammi letterari, non mi capitava e vi consiglio di correre dal libraio anche piccolo dei luoghi di vacanze o di acciuffare su Amazon il libro. È stata un’altra grande scoperta, di cui voglio farmi portavoce e accettare, coprendomi il capo di cenere, il fatto che non conoscessi Juli Zeh.
Sarà stato per i pregiudizi, perché dopo i Grandi, non frequentavo sufficientemente l’ultima generazione d’intellettuali tedeschi. Sarà stato perché non è vero che siano così severi e seri, i tedeschi, dopotutto. Oggi la vita e il sapere sono talmente colmi di stimoli inesauribili che non c’è davvero tempo per conoscere tutto. Però nessuna impresa è tanto straordinaria come quella di scoprine il più possibile. Volate in libreria.
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