Senza scherzi e senza esercizi di falsa modestia, dichiaro di essere una delle maggiori esperte di serie TV su piazza.
Quotidianamente da anni me ne faccio due barra tre puntate, sul mio megaschermo da 120 centimetri, che mi crea l’impressione di essere fra i protagonisti. Sono le mie “pere”, oppure le mie “canne” se preferite, ma certo un antidoto a qualsiasi tipo di solitudine o di noia.
Così nel tempo ho imparato a scegliere, a selezionare, a intuire dopo poche scene se qualcosa mi piace, se gli attori, gli autori o i registi abbiano valore e professionalità. E quindi mi accingo a dividere con voi le mie infinite esperienze e anche a cercare di fare un sondaggio tutto personale sulle serie più amate e da chi e da quale età e da quale genere e via dicendo. Poi lo esternerò pubblicamente la prima volta che Mentana farà una diretta per le elezioni.
Ma mettiamo i puntini sulle “I”. Spiattellerò subito le mie preferenze e preciserò che, va bene i thriller, ti prendono sempre, ma dettagliate autopsie ed efferatezze gratuite ormai mi stufano. Mi piacciono da pazzi la tecnologia e le pareti della CIA o della FBI colme di foto e diagrammi. Per cui, regina delle regine, per me è Carrie Mathison. Ovvero Homeland.
Fin dal momento in cui, contro ogni convinzione logica di Saul, nella prima stagione, Carrie aveva intuito che Brody fosse una spia, al momento in cui, contro ogni logica di Saul, intuisce che Dante, nelle ultime battute della sesta stagione, è una spia, si dipanano incredibili avventure, con lei sempre al centro della scena.
Non vado matta per i reiterati riferimenti alla faccenda bipolare – che le trovino un cazzo di giusto dosaggio del litio, diamine. Con quello che la chimica fa oggi!E neppure per questa bambina un po’ rompicoglioni che salta sempre fuori al momento meno opportuno. Ma le storie sono avvincenti e ogni stagione è un pugno nello stomaco. Chi può dimenticare il momento in cui, nella quinta stagione, Carrie si lancia, capelli biondi svolazzanti nelle correnti del tunnel del metro, pistola in pugno, suoi binari che rimbombano nel fragore dell’imminente arrivo di una vettura, per sbaragliare un’esplosione di gas nervino che avrebbe ucciso mezza Berlino? Oppure il momento in cui Peter, a occhi chiusi, si lancia col Suv sulla polizia, suicidandosi definitivamente dopo vari tentativi, dopo averle intimato di coprire col proprio il corpo della Presidente.
Per Saul, ho un debole, devo confessarlo: tanto da avere tentato di imitarne la camminata, passetti rapidi e corti ritmicamente alternati ai movimenti rapidi e corti delle spalle. Ci sarà stata anche la grande passione di Carrie per Brody e anche lo strazio della morte di Pierre, ma la vera coppia portante di Homeland sono Carrie e Saul. Sguardi profondi e indagatori, ottimo doppiaggio con voce calda e paterna ma anche di riprovazione, che Saul getta su Carrie, per la quale ha una sconfinata ammirazione, della cui acuta intelligenza ha un rispetto infinito. Ora sembra difficile che ci possa essere anche una settima stagione, ma gli autori sanno raschiare il fondo del barile. E quello che spero è che Carrie venga riabilitata, che le forniscano una barca di dollari, che questa bambina noiosa si affretti a crescere e ad andare a una preppy school.
Homeland resta al primo posto della mia personale classifica, di cui settimana dopo settimana vi fornirò altri appassionati confronti.
Il primo qui, di confronto.
Perché, se Carrie con i suoi hacker, la sua tecnologia, la sua vulnerabile ma infaticabile attenzione al bene del proprio Paese, resta regina, il mio primo, vero amore é stata Alicia.
Intendo The Good Wife, di cui mi sono vista e rivista senza noia le sette stagioni e la cui protagonista non ho mai smesso di ammirare: con quel bastardo di marito, con quella splendida Kalinda che si scopava ogni cosa si muovesse, con quel Will, la cui morte è stata un vero capolavoro, un autentico pugno nello stomaco, anche se poi cinicamente si è saputo dal backstage che si è trattato di un obbligo perché lui aveva un altro contratto da onorare. Insomma Alicia è stata il mio primo amore. Che donna.
Uscire dalle sabbie mobili di quel naufragio, avere due figli che, sebbene adolescenti non erano insopportabili ma anzi adorabili, con quella serie di avvoltoi dello studio capeggiati da Dianne, con quella sapiente alternanza fra successi e disfatte, Alicia è sempre stata grande. Brava, intelligente, etica – niente sesso finché era legalmente sposata col traditore. Competente e tagliente, oltre che dolce e riflessiva. Un grande personaggio, che si muove in una Chicago frenetica e riesce sempre a trovare la linea vincente. Molto apprezzabile lo sforzo degli autori di stare al passo coi tempi e di non fare una versione stantia dello stereotipo Perry Mason: in ogni puntata si parla dell’oggi, dai bitcoin alla stampante Tre D.
Insomma, a mio avviso la madre di tutte le serie. Chapeau.
Clara dice
Avete presente quando per errore i vostri occhi incrociano un articolo sul calcio? Pallonetto, calcio di rigore, assist…. È più comprensibile un capitolo sulla ortografia della lingua urdu. Oppure quando vi imbattete in un commento di un informatico sullo sviluppo della piattaforma operativa Java? E voi vi chiedete: ma Java non è un’ isola più o meno in Indonesia o giù di lì? Ecco la mia reazione nel leggere Di che serie sei?
Ma chi sono quelle persone, ambienti, storie? Per me illustri sconosciuti! E badate bene che guardo la tv / simili. Però quello è un mondo sconosciuto. Sarà che odio il racconto a puntate così come odio( con le dovute illustri eccezioni) i libri di racconti. Mi sembrano romanzi mal riusciti: vorrei, ma non sono stato capace.
A parte questa parentesi sui miei gusti che non interessa nessuno, la cosa che più mi preoccupa è l’essermi persa questa parte di cultura… Oppure capire se posso farne a meno.
Allora: di tutto si può fare a meno (come eccezione metterei solo il cioccolato per il corpo e un cd di Lucio Battisti per lo spirito) però… però… Devo dire che lo spararsi ore di telefilm senza pubblicità con i propri eroi… Beh! È una esperienza quasi mistica!
Il mio problema ora è semplice: devo informarmi sui soggetti, capire quali mi sfagiolano di più, recuperare le puntate…. Oddddiio! Mi prende già lo stress! Forse è meglio che mi riguardi per la centesima volta tutto il cofanetto di Downton Abbey con cui ho raggiunto livelli inenarrabili di comunione spirituale!