Vi avevo promesso un maschio, ed eccolo qui, servito su un piatto d’argento. Un maschio davvero doc, al quale però occorre fare alcune indispensabili premesse.
Sono una sfegatata ammiratrice della letteratura ebraica, che seguo da secoli e che non mi ha mai deluso. Ed ora sto analizzando con molto interesse la fascia di autori di ultima generazione, per intenderci gente con Assaf Gavron, Etgar Keret, Azar Nafisi e Gunder-Gosher. E il mio prediletto Eskol Nevo. E’ proprio di lui che voglio parlare, che ho scoperto con la raffinata e deliziosa Simmetria dei desideri per poi seguirlo sino all’ultimo Tre piani, che è un piccolo capolavoro.
Approfitto per dirvi che non ho nessuna intenzione di parlare male di un libro. I libri che vi racconto sono solo libri belli.
Non voglio usare questo strumento per demolire uno scrittore, come faceva Michela Murgia da Augias, che quotidianamente dava picconate al libro di turno. Io parlo solo di ciò che mi piace e che penso possa piacere anche a voi.
Siamo a Tel Aviv, tanto per cominciare, dunque lontano dal Muro del Pianto e dalle rovine del Tempio: che sia questo un piccolo escamotage per fare passare un messaggio sotterraneo, comune a tutti gli autori di ultima generazione, del tipo noi non parleremo né di Shoah né delle risse del Santo Sepolcro fa i vari confratelli di religioni diverse preposti ai turni del luogo sacro????
Ecco dunque la prima caratteristica dei giovani autori. Qui si parla dell’oggi e basta. Non facciamo recriminazioni né torniamo alla Memoria. Oggi siamo nel terzo millennio.
Dunque, Tel Aviv. Un piccolo condominio, modesto e decoroso, col suo bravo giardinetto tutto intorno e il lussuoso citofono appena istallato. È un posto di apparente serenità, che non sembra nascondere né drammi né tantomeno tragedie. L’audace idea di Nevo sta nel comparare i tre piani con quelli della coscienza, Es- Io, Super Io, naturalmente di matrice freudiana.
Al primo piano una coppia di genitori di una bambina, che sono soliti affidare a due anziani vicini, così gentili e prodighi di affetto. Al secondo la giovane madre di due bimbi con un marito sempre all’estero, che sta lottando contro la paura di essere folle come sua madre e che l’arrivo del cognato mette in subbuglio per i retroscena inaspettati. Al terzo, un’anziana giudice, che per combattere la solitudine della vedovanza dialoga sulla segreteria telefonica con perduto marito, raccontandogli cosa stia avvenendo nel presente. Le tre storie s’intersecano e si dipanano in modo sorprendente e toccante, oltre che umanissimo, inoltrandosi nella rete delle umane relazioni, sempre intessute di bisogno d’amore, di dolore della perdita, del dramma del tradimento.
Queste sono le premesse. Tre vicende inimmaginabili sfociano in soluzioni ricche di colpi di scena e d’ironia e vivacità intellettuale.
Siamo di fronte ad una svolta radicale. Ciò che si diceva prima a proposito della presa di distanza – non voluta, non perentoria, non dissacrante- dal passato incubo ebraico, ci fa conoscere quella che è la vita oggi in Israele dove, oltre ad esserci perenni e ininterrotte minacce di guerra fratricida e di tensione politica, c’è però anche la volontà di voltare pagina e guardare al futuro con una maggiore comprensione della realtà circostante. Chi dice che gli ebrei da vittime si sono trasformati ora in carnefici dominando i palestinesi, ignora quanto la vita attuale del mondo ebraico sia anche intessuta d’inesausti tentativi di fraternità, di lavoro comune e di rispetto reciproco. Gli odi ovviamente non si cancellano perché sono intimi, profondi, quasi genetici, ma la volontà di superarli è sempre più forte.
La fantasmagoria degli eventi cui assistiamo durante la lettura è intessuta di dell’immancabile humour che fa parte del dna ebraico e che riesce ad alleggerire le tensioni ovunque. Ma tutte le tre vicende sono impregnate di un’intelligenza sublime e di un’inarrivabile capacità di stupore. Nevo nasce nel 71, vive tra Israele e gli Usa, fa il pubblicitario e poi si dedica interamente alla letteratura riscuotendo immediato successo e portando un vero soffio di novità nel contesto letterario ebraico.
Bene. Questa è fatta. Questo maschio ci piace assai. È un vero ebreo e sa conservare le sue caratteristiche più classiche, ma anche esibire una palingenesi costante. Dalle proprie macerie, l’araba fenice dell’israelita è sempre pronta a spiccare il balzo, ad alzarsi rapida in volo e guardare lassù oltre le nubi del passato.
Un libro profondo e delizioso, audace e misterioso. Da leggere con passione. Alla prossima.
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