Non ci sono innocenti nel nuovo libro di Elena Ferrante, che aspettavamo da mesi, con l’ansia di leggere cosa potesse di nuovo proporci, dopo il successo planetario dell’Amica Geniale o nei suoi nove libri precedenti, troppe volte liquidati da maschi insipienti come “libri da donne”. Non ci sono innocenti e nemmeno personaggi simpatici o accattivanti, come almeno qualche volta erano Lenù o Lila. No, molto presto si scopre che tutti siamo degli sporchi bugiardi e che la nostra vita è una somma infinita di menzogne e di egoismi rivoltanti.
Quello che s’intuisce subito è che, mentre nella tetralogia salivamo dal basso verso l’alto e c’era in ogni personaggio la violenta ambizione a emergere nel Bene o nel Male, qui c’è il percorso inverso, un’autentica discesa agli inferi e su ogni pagina incombe una velata minaccia che stia per accadere qualcosa di angoscioso. Che in effetti avviene, con il Male imperante in tutte le sue insinuanti forme e manifestazioni.
Questa volta siamo nei quartieri alti e la protagonista – che accompagniamo dai dodici ai sedici anni – ma si dà per scontato che il libro sia il primo almeno di una trilogia- si chiama Giovanna e ha la sfortuna di captare nel mormorio dei genitori la frase “ S’è fatta brutta come Vittoria”, che la mette al tappeto e le apre sotto gli occhi un baratro di paura.
Perché questa ragazza, non bella o non brutta, è molto bella e molto brutta a tratti. Sono gli Anni Novanta: lei è figlia di due intellettuali di sinistra, che l’hanno allevata con tutti i crismi di due sessantottini, che sono entrambi professori, vivono in una bella casa piena di libri si amano molto, sono impegnati in politica. Giovanna è una brava studentessa, particolarmente legata al padre, frequenta solo un paio di amiche, che sono le figlie della coppia più intima dei genitori, Mariano e Costanza, e la vita scorre così, apparentemente perfetta fino al momento in cui il cristallo va in frantumi.
Perché? Chi è Vittoria, di cui in famiglia non si può fare neppure il nome, come del resto di tutta la famiglia di papà, di umili origini. Vittoria è la sorella di padre e ha una terribile nomea. E’ la strega cattiva delle favole. La curiosità di Giovanna lievita così violenta che a poco a poco si manifesta in lei l’assoluta necessità di capire chi sia questa donna, la peggiore che abbia sentito nominare e che ora suo padre afferma avere somiglianze con lei. Con insistenza crescente, direi quasi asfissiante, ottiene il permesso dai genitori e scende nei quartieri bassi: ci sono due Napoli in questo libro, totalmente opposte, gli aspetti della bellezza e della bruttezza che circonfondono la città partenopea.
L’incontro con Vittoria è sconvolgente e Giovanna, da questo momento chiamata da tutti Giannì come la chiama Vittoria, ne subisce abbastanza rapidamente il fascino e, pilotata da lei, scopre che tutte le verità di cui è stata infarcita dai genitori nelle sua breve vita sono in realtà bugie, e delle più terribili. La vita bugiarda degli adulti, il titolo è fantastico.
Calamitata dalla zia che rivendica l’amore che provava per lei nel regalo di un braccialetto che non le è mai stato dato e sarà per tutto il libro un fil-rouge abbastanza sconvolgente nel dipanare tutte le verità.
E poco a volta Giannì scopre l’altra vita, la parentela reietta del padre, la famiglia dell’amante di Vittoria, gli sguardi dei ragazzi sul proprio magnifico seno – sempre chiamato petto – : c’è molto sesso in questo libro, più che in tutti i precedenti, sesso con maschi sempre disgustosi e molesti, sesso con femmine e autoerotismo più tenero e dolce, quanto sostanzialmente asettico. C’è la più grottesca e squallida scena di perdita della verginità che abbia mai letto.
Sostanzialmente si scoprono gli altarini delle tre famiglie, intrecci e incastri che non ci si immagina e Giannì diventa l’ago della bilancia, la più contesa negli affetti, la più apprezzata e ricercata, mentre in lei cresce in misura esponenziale il disgusto per gli adulti e per la grettezza dei maschi oltre ad un cinismo senza confini, che diventerà la chiave di volta del suo evolversi.
Le vicende si aggrovigliano e lievitano imprevedibili ad ogni pagina, con sorprese e colpi di scena da togliere il fiato, mentre Giannì si fa più dura e talvolta crudele, assistendo a quanto siano marci gli adulti, preparandosi forse a diventarlo lei stessa. Il braccialetto passa di mano in mano e funge da simbolico “testimone” per scavarne il passato e rivelarne la meschinità.
E’ un libro molto “forte”, nel senso che non ci risparmia nulla di quanto di abbietto ci possa essere nell’umana natura. Ed è tuttavia un libro splendido, credo il migliore in assoluto di EF. L’ho divorato in un paio di giorni perché non consente di essere lasciato in lista di attesa: bisogna leggerlo, le sorprese sono infinite, lo stile è incalzante, la profondità spesso raggelante, la genialità dell’autrice più che mai intatta. In questo scontro tra i due mondi della Napoli alta e della Napoli bassa si gioca una sorta di duello di cui non è facile immaginare il vincitore.
Ma, mettendoci alle spalle di Giannì in tutte le sue avventure, si scopre anche che di vincitori non ce ne saranno. Filosoficamente, è un libro di vinti: dalle avversità, dalla corruzione, dall’egoismo. Eppure, se Giannì ci tiene per mano, finiamo per condividere il cinismo cui è approdata, come se fosse lei il giustiziere di questa vicenda, ma molta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti. Assolutamente da leggere e magari anche da rileggere. EF è unica, appassionata, terribile.
Marcella Laviola dice
…ho comprato il nuovo libro di EF , ma non l’ho ancora letto.L’autrice mi ha completamente stregata con i romanzi della quadrilogia dell’Amica geniale Sull’onda di quelle emozioni mi apprestavo ad immergermi piacevolmente nella sua prosa, ma è successo che durante un viaggio il mio libro, intonso, io lo abbia prestato ad una amica che lo ha letto nel giro di due giorni, restandone colpita ma al tempo stesso disorientata, quasi infastidita dal racconto esasperatamente infarcito di sesso…Frenata nelle mie aspettative non ne ho ancora toccato pagina.Ora la tua recensione mi restituisce intatta la curiosità e il desiderio di avvicinarmi a quella che a me sembra una magnifica scrittrice per godere della sua arte e sconfinata sensibilità.Grazie!