L’immagine che avete davanti è piena di neve perché la nostra storia si svolge nel durissimo inverno americano del 2002, durato molti mesi. Così Liat e Hilmi, i due protagonisti di “Borderlife” di Dorit Babinyan, passano molto tempo per le strade di New York continuando ad avere un freddo terribile e a essere colmi di nostalgia per le loro calde terre d’origine. Liat è israeliana, Hilmi palestinese, come dire il diavolo e l’acqua santa, o l’acqua e l’olio.
Liat si trova nella Grande Mela con una borsa di studio della sua università di Tel Aviv e fa traduzioni, Hilmi è un artista geniale che ossessivamente ripete nelle sue opere l’immagine di un bambino di fronte al mare, un contrasto di blu intensi che si trova solo nella terra da cui proviene. Campa insegnando l’arabo, sino a che un gallerista non comprerà i suoi quadri.
I due si sono incontrati tramite un amico comune e fra passeggiate e colazioni scoppia fra loro un amore divorante. Irresistibile a tutte le diversità che ci sono fra loro. Perché loro sono “nemici”, perché é possibile che durante il servizio militare di Liat lei si sia trovata nel commando che ha aggredito degli arabi fra cui c’era il padre di Hilmi, o che un suo cugino si sia trovato su un autubus davanti a un kamikaze arabo.
C’è un mondo intero a dividerli, due culture, due Storie, una massa di rancori secolari che dovrebbero tenerli a distanza. A una grande distanza, una grandissima distanza. Invece fra loro si scatena questa passione che non conosce mezze misure, che incanta i loro corpi e i loro animi. Per Liat è obbligo mantenere il segreto assoluto con la famiglia che vive a Tel Aviv e nascondere la verità, mentre tutti anelano un suo matrimonio. Hilmi invece fa conoscere ad amici e parenti la sua amata e sarà sconvolgente assistere a come, nonostante gli iniziali modi gentili, poi si scivoli inesorabilmente verso la politica e gli odi esplodano nelle loro parole.
Questo libro è stato bandito dal Ministero dell’Istruzione Israeliano, non si può leggere nelle scuole e questo la dice lunga su come sia più che mai incandescente la questione. Tra la Tel Aviv di Liat e la Ramallah di Hilmi ci sono anni luce d’incomprensioni e di risentimenti e su tutto il libro incombe il conflitto fra questo amore violento che non conosce ragioni ed i momenti in cui, sopraffatti dalla realtà ne capiscano l’impossibilità, ne siano tormentati dall’estraneità. In un continuo sentore di guerra, che è oltreoceano, ma cova nei loro cuori colmi dei pregiudizi nei quali sono stati cresciuti, seppure a settanta chilometri di distanza.
In più, incombe il tempo. Al termine della borsa di studio, Liat dovrà tornare a casa. Hanno i giorni contati perché, tornati in patria non potranno più vedersi ed ecco perché loro, che si sentono “due tuorli nello stesso uovo”, sanno che entro la precisa ora di un preciso giorno saranno costretti a separarsi.
E quel giorno arriva, mentre ormai siamo catturati dal drammatico epilogo di una storia trattata tanto magistralmente, perché entrambi le voci hanno la stessa potenza e le stesse ragioni, fra le mille sfumature di un dissidio secolare.
Intervistata al Salone del Libro, Dorit lascia intendere di essere lei la protagonista della storia e che il libro sia dedicato a un giovane bellissimo arabo dagli occhi dolci, dai riccioli fluenti, dal viso splendido e dal corpo magnetico. Che questo amore sia stato un’isola nel tempo, un amore a scadenza, la stessa indicata sul visto, impressa sul biglietto di ritorno, mentre fra l’ebbrezza della libertà, il senso di colpa, il rapimento del desiderio, il tempo della fine si avvicina.
La seconda parte del romanzo si svolge in Israele, Liat è tornata e insegna, ma anche Hilmi ha deciso di rientrare nei territori. Possono telefonarsi ma non vedersi e danno inizio fra mille difficoltà a una clandestinità ancora più intensa che a New York. E della fine ovviamente non posso dirvi nulla.
Ma seguendo l’intervista di Dorit, (ottimamente tradotta da Elena Lowenthal), una donna molto bella e intensa, dai grandi occhi neri che s’infiammano mentre parla degli orizzonti inconciliabili che li dividono, seppur la scintilla dell’amore sia scattata dopo poche ore dall’incontro, si capiscono molte cose: il titolo è stato lasciato in inglese perché in italiano non è facile tradurre il senso del confine che incombe sulla storia. Nonostante le polemiche sorte in seguito alla pubblicazione, il libro ha avuto grande successo e Dorit racconta che mentre il loro esercito bombardava Gaza nel 2014, molti soldati stavano leggendo il libro per averne conforto e sottolineare come ci sia una distanza incredibile tra le persone e la propaganda politica.
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