Ma come si fa? Sono davanti a una delle piccole e più prestigiose librerie di Milano e continuo a osservare la marea di titoli che ci sono in vetrina. Ne conto grosso modo una ventina che vorrei comprare, di scrittori noti o all’esordio. Per una come me è come essere davanti alla casetta di marzapane di Hansel & Gretel o alla pasticceria dei bambini di Dickens. Ma si sa in Italia l’offerta è di gran lunga superiore alla domanda e quindi davanti a una libreria oggi si prova un senso di smarrimento totale. Sarà forse per questo che coll’andare degli anni, l’affollamento delle librerie — vere o digitali — ti costringe a fare selezioni spietate, ad abbandonare autori che si perdono nella massa, contro il nostro desiderio.
Tutto ciò per dirvi che mi attribuisco tutte le colpe di avere completamente dimenticato un’autrice di tutto rispetto come Lidia Ravera dopo avere letto “ Porci con le ali”, che ha segnato un’intera generazione e che comunque rimane nella lista dei longseller con la bellezza di tre milioni di copie.
Mi capita per le mani “ L’amore che dura” e lo leggo d’un fiato e dopo vado a scoprire il background di Ravera, che ha scritto una trentina di libri, è stata finalista al Premio Strega e autrice di sceneggiature a go-go.
“ L’amore che dura ” è un libro affascinante che racconta una grande storia d’amore fra due ex sessantottini, che hanno condiviso i tumulti delle battaglie ideologiche, sono stati sposati per vent’anni e poi separati per altrettanti anni. Ma ora si propongono d’incontrarsi perché Carlo torna dall’America per la presentazione di un film che racconta la loro storia ed Emma si decide a dirgli ciò che gli ha sempre nascosto.
Il loro incontro non è un revival sentimentale, ma una vera e propria resa dei conti: Carlo è ormai un celebre regista, Emma è rimasta l’idealista di allora, che insegna in una scuola di borgata e tenta di salvare i suoi ragazzi sgarruppati che lei chiama “ i miei figli finti ”. Ma la resa dei conti non ci sarà perché mentre Emma arriva in bicicletta con una borsa a bandoliera che contiene tre quaderni neri e una lettera per Carlo, la distrazione e sicuramente l’emozione le procurerà un incidente la cui soluzione ci coinvolge come se avessimo un parente in ospedale, perché ciò che Emma deve confessare è un segreto inimmaginabile.
Teso come e più di un thriller, Ravera costruisce un romanzo che gronda autenticità, in cui in molti ritrovano il proprio passato: coglie i momenti infiniti della vita pregressa dei due innamorati, le mille sfumature che hanno portato al dissolvimento della coppia, che però non cesserà mai di esistere nei loro pensieri: con esasperata sensibilità l’autrice si interroga sugli slittamenti che accadono fra due persone che si amano per arrivare a perdersi, anche se mai del tutto. I quaderni di Emma, che Carlo legge avidamente durante la struggente attesa in ospedale, ricompongono i tasselli della storia, riallacciano i fili spezzati.
E lo fanno con uno stile così incalzante che sono stata costretta a dar buca a un paio di appuntamenti per non mollare la lettura. Comunque in ospedale Carlo incontra Alberto, il marito di Emma e scopre il grande segreto della sua amata, il segreto dell’interruzione di quell’amore forsennato, che ancora suscita in loro, appena sono a contatto, un’attrazione irresistibile, inesorabile.
Sembra che Lidia Ravera voglia trasmetterci questo messaggio: l’amore genera dipendenza come una droga – e questo ovviamente lo sapevamo già –, ma in fondo nessuno vuole veramente esserne liberato, sebbene si esiga con tutti se stessi di essere amati per quello che siamo.
Il romanzo punta alla scoperta del segreto di Emma, che consente di rivisitare dal principio tutta la storia e darle un senso compiuto. Mi è piaciuto davvero anche perché, in un momento in cui nei libri esiste un gioco al massacro generalizzato, è assai salutare ricordarsi com’è fatto l’amore vero.
Clara dice
Del libro abbiamo già parlato. A me non ha suscitato tutto il tuo entusiasmo…però che bella la foto postata!! Da quell’ immagine esce fuori la passione ( giovanile e carnalissima)