Mentre Giulia e Pietro stavano salvando la vita a un tossico in overdose al parco di Rogoredo con la siringa ancora nel braccio, e Claudia stava tentando di risollevare l’umore a Marco, dopo il disastroso affare dell’olio argentino di cui migliaia di barilotti giacevano invenduti in un magazzino dell’Ortica, un impeccabile sommelier stava versando pregiato champagne nelle flûtes di Elena e Luca.
“Hai voluto fare le cose in grande, vedo”, fa lui, che non è ancora uscito dall’attacco di ansia per ciò che teme da pazzi di sentire uscire dalla bocca di sua moglie.
“ E’ per segnare il confine”.
“ Che confine”.
“ Tra il prima e il dopo. Il prima era prima, il dopo è ciò che verrà”.
“ Hai intenzione di fare dello spirito di bassa lega?”
“ Sì. Hai colto nel segno”.
Avvicinarono i calici e ne bevvero una goccia appena, per bagnarsi le labbra. Una cena con i fiocchi. C’era persino il caviale. Luca, considerando i gusti semplici di Elena, che non avrebbe scambiato un vasetto di caviale per una baguette piena di salame di Felino per nulla al mondo, si sentì crescere dentro una specie di attacco di panico, no, non era proprio panico vero, ma una paura strisciante che non sapeva combattere perché si sentiva così tremendamente vulnerabile in quei giorni che non avrebbe saputo dire se la mangusta di Kipling avesse o no avuto ragione del serpente. Era debolissimo: ma scartò l’ipotesi che fosse pressione bassa quanto piuttosto lo scirocco soffocante che dal Sahara stava soffiando su Milano, anche se l’aria condizionata del ristorante a quattro stelle in cui si trovavano non glielo avrebbe dovuto fare pesare poi tanto. Ma lui comunque odiava anche l’aria condizionata.
“ Così mi chiedevo quali potessero essere le tue reali intenzioni nell’invito di stasera, che ci costerà come mezzo stipendio”.
“ Fuochino. Ma non ancora fuoco. Anche se, secondo me, qualche indizio ce l’hai”.
“ E’ che ho colto dei segnali di fumo…”
“ Ah. TU, li hai colti”.
“ Sì, in queste settimane mi hai trattato come un pezzo di merda”.
“ In queste settimane TU invece mi hai trattato con i guanti bianchi. Come quelli del nostro sommelier”.
“ Elena. Io ti giuro….”
“ TACI. Eravamo d’accordo che i giuramenti non avrebbero mai fatto parte del nostro lessico”.
“ Beh, allora cambio. Ti do la mia parola d’onore che stai sbagliando”.
“ Onore? Quale onore? TU non hai onore, che io sappia”.
“ Non posso negare di essere stato talvolta uno sciocco, ma sai benissimo che a me di quelle ragazze non importava niente. Madonna Santa! Due o tre flirt in vent’anni di vita in comune. Come se tu non sapessi quanto ti amo”.
“ Neanche le Madonne entrano nel nostro lessico, specie nel momento in cui ti esce di bocca una sequenza di fetide bugie”.
“ Ti posso assicurare…”
“ Sei stato visto. Ho molte, anzi moltissime foto. Sei stato sentito”.
“ Bugie. BUGIE. Io non ho fatto nulla di cui dovrei fare atto di pentimento..”
“ Tutta questa religiosità stasera da dove la tiri fuori, ateo che non sei altro”.
“ E’ un modo di dire…”
“ Anche se fosse…Luca, anche se fosse…”
“ Cosa intendi dire?”
Luca incenerì con un’occhiata il cameriere che stava servendo un piatto di gamberoni alla griglia decorati con una ragnatela di salsa all’avocado e aceto balsamico e non si decideva a scollarsi dal tavolo.
“ Da bambini conoscevamo una storia in cui si diceva che a furia di gridare al lupo al lupo, quando il lupo arrivava davvero nessuno ci credeva e lui faceva fuori tutte le galline”.
Luca si mise le mani nei capelli. Anche le galline, adesso! Il viso impassibile di Elena era così orribile per lui che non sapeva come cavarsela.
“ In sintesi, Luca. Che tu ti porti a letto questa Cecilia o no, conta poco. Che tu ne sia innamorato, lo sospetto, e, se ho chiuso gli occhi almeno una dozzina di volte in questi anni, sapendo di avere sposato un maledetto Peter Pan sempre alla ricerca dell’isola che non c’è, non è detto che a un certo punto io non abbia smesso di averne la forza. Ho preso una decisione irreversibile. Voglio che tu te ne vada di casa. Voglio che ci separiamo. Voglio tirare una linea tra il passato e il presente e chiudere qui… Lo sai che la vendetta è un piatto che si serve freddo”.
A Luca tremarono così tanto le mani che, sotto gli occhi severi del cameriere, gli scappò la flûte che si ridusse in mille pezzi sulla suntuosa tovaglia di lino.
Lascia un commento