…. Beh, bisogna dirlo, Elena è un tipo spericolato. Quando affronta il vialone dell’Idroscalo con la sua bellissima Honda VFR400R, da 60 cv, dà sempre gas a tutto spiano. È un tratto breve, pochi chilometri, ma bastano per suscitarle un’impennata di adrenalina nel sangue e renderla euforica, facendola arrivare in azienda piena di energia, come l’acceleratore di particelle del Cern. Di multe ne ha prese, per carità. Ma poche. Si è fatta furba e conosce a memoria gli appostamenti dei nemici.
Oggi, comunque è contenta perché torna in azienda: per lei le vacanze sono sempre un’arma a doppio taglio: la gioia della famiglia, – gioia, si fa per dire in questi momenti difficili da gestire – ma anche il distacco da un lavoro che ama, da amici cui è affezionata, dalla bella sede dell’azienda, dal ruolo che la vede nelle vesti di responsabile delle Risorse Umane e che le dà molte soddisfazioni. La temono e la amano. E questo ha il suo peso.
Rallenta, entra nel grande parcheggio dell’azienda, fa lo slalom fra le macchine per mettere la moto in luogo sicuramente protetto dal sole 12 ore al giorno.
Mentre scende, sente un colpetto di tosse, inequivocabile.
“ Che bello vederti”.
“ Ciao, carissimo. Stai bene?”
“ Vacanze pessime, mare grosso e barca piccola. Siamo quasi affondati. Mia moglie ha vomitato ininterrottamente, mio figlio si è rotto un polso, il cuoco faceva schifo, lo skipper era un incompetente”.
“ Carino. Scommetto che non vedevi l’ora di tornare”.
“ Non vedevo l’ora di incontrarti. Crepavo dai sensi di colpa”.
“ Come se ti credessi”
“ Te lo giuro. Se non fosse per il bene che ti voglio non mi sarei ribellato a quello che avevo saputo”.
Lentamente Elena si girò verso Francesco, aprendo lo sportellino della Honda in cui inserire il casco.
Lo guardò negli occhi lentamente, almeno per trenta secondi. E vide che abbassava freneticamente le palpebre. Mmmh, pensò.
Francesco era alto quasi due metri e nei tempi in cui frequentavano insieme il corso del signor professore, era la star del Politecnico come cestista. Fin dal primo giorno di studi si era innamorato di Elena perdutamente e aveva impiegato tutte le sue risorse per farla capitolare. Poi aveva assistito col cuore in pezzi e il fegato che si rodeva di bile, al lievitare del suo amore per Luca, come se quotidianamente osservasse plotoni di palloncini colorati salire liberi e gioiosi verso il cielo: e la ferocia del suo dolore si tramutò in vendetta-tremenda-vendetta. Aveva capito di avere perso. Ma una battaglia, non la guerra.
Invece le battaglie perse furono molte, e da allora un uomo come lui, ambizioso come lui, orgoglioso come lui, capì che poteva avere qualche piccola remunerazione soltanto monitorando senza pietà il signor professore e riferendo tutto quello che sentiva nell’ambiente, – le sue numerose conquiste, erano di pubblico dominio almeno quanto il loro brevissimo durare – cosicché non appena aveva scoperto, grazie a spie che ancora prezzolava, che Luca sembrava piuttosto perso per una tale Cecilia dottoranda fresca, aveva trovato le parole giuste, tra il commosso e il furibondo, per dirlo a Elena. Perché lui, Elena, almeno se la godeva di continuo, dato che aveva trovato il modo di farsi assumere della stessa azienda e anzi l’aveva superata diventandone CEO, dato che scemo non era.
Così Elena aveva imparato a prenderlo sempre benevolmente in giro, anche se, bisogna dirlo, quella sua corte assidua che durava da due decenni, le provocava un pochino di lusinghe. Sì, la fonte era sicura. Se Francesco aveva individuato l’ultima pericolosa conquista di Luca, si poteva andar sul sicuro. Questa tipa esisteva, eccome.
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