Naturalmente la serata era andata in vacca, come avviene nei migliori film sulle feste del Ringraziamento, che Jodie Foster o Woody Allen hanno saputo tanto magistralmente mettere in scena. Tommaso singhiozzava e saltava come una molla sul divano, emettendo lacrime grosse così, perché il signor professore aveva spento d’autorità la Tv a metà della terza puntata della Casa di Carta, mentre Nairobi, Tokyo e Berlino si stavano accapigliando.
Elena si era avventata con istinti apparentemente omicidi, ma subito repressi, su quel cretino di suo figlio che voleva vendere olio al maggior produttore di olio del pianeta. Claudia, in lotta continua perenne col marito, era scoppiata a sghignazzare con una volgarità che nessuno le aveva mai individuato. Giulia era nel bel mezzo del primo bacio interessante di Matteo e le era andata di traverso la saliva, per cui tossiva paonazza come una melanzana. Insomma, una serata veramente familiare.
Ma nel nostro piccolo, siamo più civili dei personaggi mediaticamente santificati che di solito e quasi ad ogni ora del giorno, ci vengono propinati sui talk show e che non si fermano davanti a nulla pur di avere audience, specie con le risse verbali: per cui la buriana durò soltanto una manciata di minuti.
Luca acciuffò Tommaso sulle ginocchia, gli mise di forza le cuffie per ascoltare tutto da solo il seguito dei lingotti della Banca di Spagna mentre Rio, Helsinky e Tokyo stavano avendo la meglio in un diverbio con Stoccolma, Oslo e Nairobi, cosicché almeno non capisse sino in fondo in quali abissi possa scomparire l’animo umano in preda all’ira.
Inoltre piazzò una delle sue manone sulla spalla di Elena e l’agganciò nel tuffo verso il prodotto dei suoi lombi, prima che potesse combinare guai seri. Claudia, come per effetto di un incantesimo, smise improvvisamente di ridere e scoppiò a piangere, mentre Matteo stava praticando la manovra di Heimlich, ovvero la tecnica di primo soccorso quando si soffoca, fra le scapole di Giulia che esalava “ Sto bene, sto bene!!!!!!!”
Poi, d’un tratto, ci fu un gran silenzio. Solo un urletto di Tommaso per un magistrale colpo di katarè di Denver sembrò scuotere tutti dalla catalessi. Parve agli astanti che le successive mosse si svolgessero al “rallenti” perché improvvisamente l’intera famiglia riprese in silenzio le sue postazioni e Tommaso si tolse le cuffie, dopo avere colto, con l’intuito di una gazzella tallonata dal leone, che il pericolo era scongiurato, ridando l’audio collettivo. Pochi minuti dopo Luca stappò un Veuve Clicquot, perché dopotutto quella doveva essere una serata di compleanno. Ma tutti si erano dimenticati di chi.
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